Al Borgo
Mario Chinello
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T'amo antico e ridente paese,
percorro le tue vie e il tempo mio
senza stancarmi di scoprirti mai;
quanto m'hai dato nella trascorsa vita.
Vado per strade che... sembran solo mie,
giocando a rincorrere profili ed ombre;
il sole inventa, a volte, arditi fraseggi
che muovono lenti sul filo dei tetti,
si fanno cullare e poi... calano a terra
coinvolgendomi nella fantastica allegoria.
Un repentino mutare di colori e odori,
mi strappa all'eterea galoppata:
cade una prima goccia e altre appresso,
s'ode, a poco a poco,
un ritmico gioioso frastuono,
è la pioggia! Così improvvisa da non parer vero.
Già un rigagnolo scorre lungo il viottolo,
disegna a terra un'ampio e irregolare raggio,
svicola e ingrossa la condotta sì copiosa
che tosto scompare nella ferritoia e di lì,
gorgogliando, nel capace e sotterraneo ventre.
Ormai il frastuono è musica,
par che un'ecelsa mano guidi il bel concerto,
sicura, senza far prove: così!
Che senso di pulito e quanta pace intorno;
una svelta figura con ombrello mi si para innanzi,
così mi accorgo, dallo sguardo suo sorpreso,
che sono fradicio e non me n'ero accorto.
A volte mi sorprendo di pensare ad alta voce,
conscio di poter sembrare almeno strano;
penso a chi ti ha ferito
e a chi ti vuol ferire,
ai troppi spazi lordi da umana indifferenza.
Penso ai tuoi declivi dolci
e alle fresche fonti da cui attingiamo vita,
alla verde e lussureggiante tua natura,
alle dimenticate e mai capite tue vestigia
e... ancora vò pensando a quanto ti son grato,
per tutto ciò che hai,
per tutto ciò che sei,
per quello che sei stato.
Grazie, ospitale e bonario borgo,
grazie per la tua generosità silente.
Grazie, anche per chi non vuol salvarti
...per chi non t'ama.
©
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Mario Chinello
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