Domenica mattina

Suona a distesa, ancora, la campana,
nella modernità della città:
in casa di Dio vuol richiamare,
la gente vicina e la lontana.
Distratta da mille occupazioni,
la gran fiumana dei bei tempi andati,
non calca più lo spiazzo del sagrato.
Il sonno prende quelli della notte;
primo comandamento: divertirsi,
secondo, gli affari di mercato.
E l'anima l'abbiamo già venduta.
La scena che ora, in mente mi si affolla,
la trovo sol nei libri della scuola,
quelli che, ormai, non sono più di moda.
La chiesa, tanta gente in vesti sobrie,
sommessa, che lesta s'appresta ad ascoltar la messa.
Gente verace, tenace in orazione,
pronta a disdegnar la tentazione;
nell'umiltà, sa bene che il Signore,
tien tutti saldi e forti nell'amore.
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Commenti (4)
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Lina Sirianni23 luglio 2009
Campane che richiamano l'attenzione a chi è distratto dalla spiritualità, la gente è attratta da altri simboli oggi... Quanto sono vere queste parole... Leggo e medito!
Rita Minniti23 luglio 2009
Uno spaccato di vita, in un giorno e non solo, in cui tutti dovrebbero essere sè stessi e nutrirsi di quell'energia spirituale che, sembra invece, essere ormai scomparsa dall'anima di tante persone. Poesia dalle parole vere e sentite, sagaciamente descritte e molto riflessive.
B
Benedetta Cavazza Miciamalvina23 luglio 2009
è di un nitore commovente, acceca per dolce verità,carezzando l'anima con un invito al cuore. Stupenda.
Danielinagranata23 luglio 2009
una bella e profonda poesia campane che suonano per invitarci all'incontro con il nostro DIO gradita e apprezzata poesia


