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Introspezione 24 luglio 2009 · lettura 1 min · 3339 letture

Tango

A
Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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Metto un disco di tango e già rivedo, in un contesto un poco esagerato, tappe della mia vita che possiedo solo se da una musica aiutato. L’amore che finisce sempre male, l’amicizia che nasce per tradire, esperienze che non sono mai rare in un disco di tango sono vive. E il ritmo della musica sprigiona una forza che le tante tossine della mia vita, mentre il disco suona, fa scaturire: è terapia sublime.
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Il tango al quale mi riferisco in questa modesta poesia, il tango presente nelle menti di tutti gli Europei e, da moltissimo tempo, anche in quelle di tutti gli Argentini, non è il ballo delle origini. Ne ho avuto la conferma leggendo "Il tango", di Jorge Luis Borges (ed. "Adelphi", 2019; è la traduzione in italiano di "El tango. Cuatro conferencias", pubblicate per la prima volta, in lingua originale, soltanto nel 2016) . Il tango delle origini (ballato inizialmente tra uomini nelle vicinanze dei postriboli) era una danza in cui si inscenavano essenzialmente le truculente gesta dei guappi bonaerensi: le storie d’amore erano praticamente disdegnate, e gli Argentini perbene lo disapprovavano. Il tango si evolse dopo il 1910, quando fu esportato per la prima volta all’estero, a Parigi, ottenendo dagli intellettuali francesi il lasciapassare (non a caso, forse, il cantante di tango più famoso di tutti i tempi fu Carlos Gardel, di origine francese, e sempre non a caso, probabilmente, il compianto nostro regista Bernardo Bertolucci ambientò, sessant’anni dopo, l’ormai mitico film "Ultimo tango" proprio "a Parigi", e non a Roma, a Londra o a Berlino): diventò, e lo è tuttora, il famoso "pensiero triste che si balla", espressione usata, pare, per la prima volta dal Maestro E . Santos Discépolo.5 agosto 2019
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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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Commenti (2)

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Gesuino Curreli24 luglio 2009

La poesia di A. Terracciano è acqua di fonte, la apprezzo perché ci vado a berla e a gustarla con la stessa semplicità con la quale sgorga, limpidissima, dalla roccia viva e vivida del suo cuore. Antonio T. è poeta senza fronzoli, vate antico e paesano, che racconta di sé e di sue intime storie perché non se ne perdano memorie, e pare che lo faccia andando per contrade d'altri tempi, tanto è inusuale e bella l'amata sua sorella, che io gli chiedo in sposa (la poesia). Galeotta è la musica. Dal vinile, come profumo di paglia nel fienile, emerge un'afa di profumo asprigno che riporta il senso della cosa andata, e tutto si colora di seppia solamente, per dare slancio a quel che è stato, ma resta la malia, la mai sconfitta, dolce nostalgia,

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Alida Kirschner28 luglio 2009

Capacità evocativa del vecchio disco su cui scorre la puntina, mentre la musica trascina ricordi di gioventù. Un po' di conti e riemergono vecchie ferite, ma la musica prevale, lenisce e guarisce.