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Fiabe 19 ottobre 2009 · lettura 4 min · 7313 letture

Il Cigno e l'Aquila

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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V'era tempo addietro un cigno dolente che vivea sull'acque d'un picciol lago. Il suo ciglio stava sempre gemente e perduto nel profondo del vago. Sognava la compagnia e il dolce Amore; e tanto voleva e bramava amare che trascorrea le solitarie sue ore nella solitudine del sognare. V'era anche un'aquila bella e galante che volava sur d'un vicino monte. Il suo volto parea sempre esultante e regale nella sua balda fronte. Cercava la felicità e il diletto; e tanto desiava goder la vita che nel suo femminino e baldo petto niuna lena stava morta e sopita. Un dì il cigno vide l'aquila amena volar tra i placidi venti del cielo. Gli parve una pia creatura serena colma di dolcezza, colma di zelo. E subito sentì il pio còricino balzare nel petto forte di speme. Era l'Amore... l'Essere divino che monda il pianto del ciglio che geme. Anche l'aquila vide il miser cigno alzar il bianco viso verso di lei. Ma nel core nessun delizioso igno le inspiraron i fatali e crudi Dei. E fè l'indifferente e la crudele sicché volò via oltre l'orizzonte, lasciando il cigno in preda all'aspro fiele e a mille e mille insopportabili onte. Il cigno superò allora il silenzio, e col suo canto piangente la chiamò. Il duolo era sì forte, era d'assenzio, che a gridare smarrito pur si trovò. Sembrava dire- " Amami, ti prego!... Orsù, amami!... Sii tu la mia compagna "-. E il silenzio parea opporre il diniego a questa tormentata e cruda lagna. L'aquila frattanto s'era posata sur d'un lontano frondoso arboscello. Sentìa, sì, sentìa, d'essere chiamata. Ma sussurrò al core-" No! Resta fello "-. Come potea amare un cigno sperduto che l'unica virtude che per lei avea era la voce simile ad un liuto sònato ai piè del forte della contea?... Il cigno continuava anco a cantare... a lamentarsi sempre a squarciagola. Oramai voleva e bramava amare, e uscire dalla vita oppressa e sola. Ma soltanto il silenzio lo cullava in quel momento tra il dolce e l'amaro. Soltanto il Destino gli minacciava un immenso duolo sempre più raro. L'aquila nel frattempo mosse il becco, e fè sentire la sua dura voce. Parea gridare un no tremendo e secco... un diniego terribile e feroce. E quando risentì il cigno a pregarla, ella volse lo sguardo all'artiglio. Mirò l'ugna. Che fare? Affilarla?... Ah, quale terrore! Quale scompiglio! Passarono l'ore. Giunse la notte. Il cigno gemente ancora pregava nel mezzo di quelle perdute motte che la bianca Luna già salutava. L'aquila crudele e ria non rispondea. Il suo becco stava muto e furente. Il suo tenebroso e duro cor tacea. La pietà dinnanzi a lei era silente. Ahimè, il cigno allora s'arrese e tacque. " Quando il dolce e soave canto ha finito il cigno s'appoggi sulle fredde acque, ché oramai può dirsi strutto e perito" . E così come dice l'anatema, subito il pio cigno defunto giacque; e quasi per dolce pudore e tema, sprofondò nel vortice di quelle acque. Non udendolo più, l'aquila accorse al solingo e dimenticato lago. E, mentre esultava, al core la morse un malore proveniente dal vago... dal vago di quell'Amore celato, di quell'inconscio e dolce fòcherello che forse stava da sempre inchiodato a quel core che morì crudo e fello. Ed ora che sto già per lagrimare pensando il mio Amore non corrisposto, questa favola s'ha da terminare a qualsiasi prezzo, a qualsiasi costo.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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Commenti (6)

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Alida Kirschner19 ottobre 2009

Pensavo, mentre mi inoltravo nella lettura, che in fine l'aquila avrebbe straziato il cigno con i suoi artigli, quelli reali. Il cigno è stato straziato lo stesso, ma con l'indifferenza. Povero cigno! Spero che il nostro possa trovar miglior destino scorgendo tra le increspature del lago la degna compagna.

Stefania Bucari20 agosto 2010

una delle poesie più BELLE mai lette qui... è un INCANTO... Bellissima...

M
Maria Rosy24 agosto 2010

Questa è d'amore canto e morte d'una regina del cielo e della bellezza il pianto. Stupenda favola e nuova traduzione del magnifico balletto, la morte del cigno. Applauso

Michele Tropiano16 dicembre 2010

è un canto struggente di un lirismo puro e d'altri tempi, troppo d'altri tempi forse! ma bellissimo in ogni caso

L Falchero5 gennaio 2012

spesso è difficile capire quanto un sentimento sia o no corrisposto e se il canto del cigno innamorato non divenga alla fine una musica di cui l'aquila non può più fare a meno... alcuni amori sono più corrisposti di quel che può sembrare e alcuni altri non sono veri amori ma infatuazioni... quel che c'è nel profondo non sempre riusciamo a comprenderlo, nemmeno in noi stessi... bella lirica, molto elegante!

Le bestie miti, sono le migliori: cigni, conigli, pecore, agnellini, scoiattoli, poi ricci, anche se han spini, angeli e santi, i degni degli onori.