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Riflessioni 22 ottobre 2009 · lettura 1 min · 4042 letture

Le mie sigarette spente

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DarioC 85 249 poesie pubblicate
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...Quando col primo vagito gridai alla vita che sarei diventato un valido guerriero... La prima sigaretta spenta! ...Quando mossi i primi passi con la forza delle lacrime e col sudore del coraggio... Un' altra sigaretta spenta! ...E gli sguardi teneri di vaghe ragazze... ...I sorrisi degli amici consolati da una frase... ...I successi e le vittorie... Quante sigarette spente nei posaceneri che chiudo dentro l'anima! Ma non mi sento solo questo... Mi sfuggono dettagli! Per terra, a centinaia, sigarette spezzate, gettate, solo cominciate, e tutte, comunque, spente... Eppure, raccogliendole, a ciascuna dò il suo senso, e piano intuisco che non esiste un solo istante in cui non sia stato, davvero, vivo! Perché anche quelle sigarette, calpestate dal dolore, o da stolta indifferenza, nella falsa convinzione che fossero soltanto attimi d' inutile, in realtà sono preziose come e forse più di splendidi ricordi... L' essere si giustifica soltanto nel proprio divenire! E preso da tali pensieri fumo con piacere un'altra sigaretta...
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Continua così la mia "Camminandomi dentro":un resoconto dei miei primi 24 anni di vita! un ragionamento forse banale, ma forse complicato: esistono momenti della vita che definiamo tempi morti perché ci sembra di sprecare solo tempo, ma che invece sono importanti per capire chi siamo: infatti anche i momenti di noia o apatia ci cambiano impedendoci di vivere esperienze che ci avrebbero portato a valori e conoscenze diversi da quelli attuali! se le azioni, per coerenza, si dovrebbero giustificare a priori, l'essere si giustifica sempre a posteriori: non vi è incoerenza, ma solo evoluzione!

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L'autore
DarioC 85
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Commenti (6)

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Daniela Messana22 ottobre 2009

L'esperienza di vita è anche quella che lascia nell'animo un segno di un ricordo un po' spento e che ha avuto come compagna noia e apatia, tutto col tempo fa onore alla nostra interiorità e il cuore conosce meglio il ritmo dei suoi battiti. Le sigarette prima di spegnerle bisogna respirarle e poi si possono anche buttare. Mi ricordo dei miei 24 anni. Così come li descrivi. Bellissima come la tua sensibilità.

Gabriella Caruso22 ottobre 2009

Una lettura veramente piacevole di questa poesia introspettiva. Guardare indietro fino ad arrivare al primo vagito in un'analisi attenta e a volte un po' severa. Calarsi nel proprio passato e avere l'impressione di avere sprecato del tempo. Bella e originale la metafora della sigaretta, accesa, spenta, spezzata, calpestata dal dolore, raccolte da terra. e intuizione finale di non avere sprecato, di non avere attraversato periodi morti, perché quelli forse sono stati i meno inutili. Dalla scienza impariamo che tutte le ore di sonno dei neonati, servono più delle ore di veglia, perché servono per il completo sviluppo delle facoltà intelletive. Il sonno dunque svolge nel neonato una preziosissima funzione strumentale. Bellissima. La conservo

Antonella Bonaffini22 ottobre 2009

Ti sei guardato dentro in modo attento e analitico... uno scritto che non presenta troppi fronzoli, che nonostante la lunghezza non risulta per nulla pesante... e che arriva! Molto bella!

Giorgia Spurio22 ottobre 2009

sigarette come metafore di momenti che sembrano vuoti ma che in realtà, anche quelli sono vissuti e pienamente. ci sono nella vita sempre buoni propositi, desideri, voglia di esser persone nuove, migliori... si, sono sigarette, avvenimenti di storia, la propria, chiuse in quel raccoglitore che è l'anima, un posacenere. bellissima poesia.

Antonio Biancolillo22 ottobre 2009

Bello il tuo stile e il tuo vederti dentro in modo originale... ...e sono quei momenti che tanto sembrano banali e inutili... di noia e illusione... che ci cambiano e ci fanno capire alcune essenzialità... Molto apprezzata.

A
Alorian22 ottobre 2009

Incredibile intuizione. Originale, nuova, suggestiva. Sono perfettamente d'accordo nel ritenere i tempi definiti "morti" non propriamente tali. Perché è proprio in quei momenti che sembri non avere il fastidio del vocio delle persone che ti stanno intorno, dei casini del mondo, delle sue menzogne, a cui si contrappone, come si può ben capire da ciò che l'autore ha scritto, la sincerità verso noi stessi. Essere soli con noi stessi è una gran fortuna è molte volte la rinneghiamo buttandola via, rimpiendola con passatempi di ogni genere, molte volte veramente inutili. La solitudine come efficacissima terapia riflessiva, non come dramma esistenziale che ti uccide pian piano. Pienamente condivisa.