Dolcezza finita
Pietro Roversi
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Oltre il Po, Pavia
e oltre la ragione la
follia: si pospone però
il giudizio sul merito in questione.
Nel sole, uno coltiva seri dubbi
su nebbia e rugiada, per giunta.
La memoria estiva non aiuta e nella lotta
tra le stagioni, nessuna stagione la spunta.
Eppure, la stagione che ci sta più a cuore
per la dolcezza finita
che rassomiglia a quella della vita,
è la stagione delle mele
cotogne, del lucore dei sogni
pieni d'estate, di sere
di recente passate. E il nòcciolo
della questione rimane il come, il cosa
generi tutto il trambusto, la linfa
nel fusto, viva, estiva, il gusto del frutto,
e come indovinare tra gli infiniti possibili,
il reale, o almeno i vari plausibili.
Ma ecco la soluzione: nel quadro più grande
della finitezza del naturale,
dell'accortezza del degrado
nella riproduzione, non è male
considerare la morte un fenomeno
normale. Per cogliere nel segno
io prima sparo,
e poi disegno il cerchio attorno al foro.
Il pregiudizio è pur sempre il vizio che meno deploro.
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L'autore
Pietro Roversi
Sono un anarchico tradizionalista, un rivoluzionario conservatore e un iconoclasta benigno. Nella vita faccio il biologo strutturale, in Inghilterra. Ho scritto più di 500 poesie in 25 anni. A Settembre 2018 è uscito il mio ultimo libro: "Tirare l’acqua" (Gattomerlino Edizioni, Roma, 2018). Nell’autunno 2017 sono usc
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