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Riflessioni 17 novembre 2009 · lettura 1 min · 2868 letture

Erba verde

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Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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Molte volte il nativo non s’accorge delle bellezze a cui invece indulge il forestiero: il suo luogo natale gli sembra spesso misero e banale. Forse la nostra vita di cambiare aria, di star talvolta a contemplare modelli vari e estranei ha gran bisogno, di vivere ogni tanto come in sogno. E’ proprio vero: l’erba del vicino sempre è più verde, e un pregiato vino sembra pure dell’acqua colorata, se per la prima volta s’è assaggiata. Così per donne, per le auto e case, per ricercata d’altri dotta frase; e alla fine si resta sempre senza la senz’altro migliore altrui esistenza!
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Sono un appassionato lettore delle critiche di Lorenzo Crocetti. Stavo provvedendo a correggere il verso "incriminato" nella direzione da lui indicata, quando mi sono ricordato di una frase di Paul Verlaine, che non disdegnava le assonanze: "La rime n'est pas condamnable, mais seulement l'abus qu'on en fait".24 novembre 2009
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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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Commenti (2)

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Silvana Poccioni17 novembre 2009

Condivido in pieno! Le nostre bellezze sono sempre meno belle di quelle ritenute più esotiche, magari a quattro passi dalle nostre. per la tua tenacia nel voler conservare l'endecasillabo in rima, in cui, peraltro, dimostri una mirabile abilità creativa.

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Lorenzo Crocetti17 novembre 2009

L'autore ci presenta una osservazione non certo banale, anche se da altri considerata, che, detto in parole povere, consiste in questo: si fanno magari lunghi viaggi per posti all'estero considerati nelle locandine delle agenzie di viaggio come portentosi ed unici, e non ci accorgiamo invece che luoghi assai più belli sono a pochi chilometri da noi, nel nostro stivale. Mi meraviglia solo, nella gradita poesia, che l'autore, che sa scrivere bene in rima, nella prima quartina non abbia seguito l'andamento del resto, e non abbia rimato "s'accorge" col verso successivo, che ha concluso con un non baciato "indulge". Correggo, senza offesa e solo come esempio: "Molte volte il nativo non s'accorge delle bellezze invece che ben scorge..."