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Donne 19 novembre 2009 · lettura 3 min · 3487 letture

Susanna

Pietro Roversi 164 poesie pubblicate
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Via Parpagliona è una strada senza uscita. Dopo la curva qualche buca segnala un quartiere isolato, una zolla gigante di rovi e palazzi, divisa dal resto del globo, e abitata dall'erba che vivacchia ai bordi della polvere dei camion. La fessura è sottile e sensibile. Chi la varca òrbita parallelo. La roggia rossa fuoriesce da una grata arrugginita e imprigiona il fragore del ferro fuso notte e giorno, e le rare esplosioni che le stagioni non mutano. La scavalca una lastra di cemento: la ringhiera è l'altra commessura che assomiglia lo screzio colorato di una biglia di vetro da bambini. Si corruga al tatto come un piccolo cratere, la sua superficie è la sorella minore della luna. Svoltando dalla parte di questo estremo scrutavo la finestra della casa che poi le foglie hanno nascosto e l'estate, e la forza maligna della bella- di- notte. Infesta quell'aiuola da anni, mi si dice: l'avessimo previsto non ci saremmo alleati nel gioco puerile di sotterrarvi un'altra pianta, senza fortuna. Così ora soltanto all'ultimo rilevo lo stato dell'intonaco, l'umore del mio cuore complice, e mi arriva attutito il vento di rovina della tua bocca. Sempre debbo chinarmi per udire i suoi silenzi. Hanno l'imperio assoluto delle pause dei salmi, tra versetto ed antifona. Si stenta ad adeguarvisi, nulla esime dalla risposta, sia pure anch'essa silenziosa. Né saprei decidere se pesi più un chilo di stracci o di filo di ferro. La terrazza è ingombra di oggetti ammaccati, i panni stesi interrogano chi li ritira, qualcuno cade di sotto, e nessuno lo raccoglie. Fa tenerezza il giardino abbandonato dove passeggi, Susanna. Se esclama l'angoscia che t'assale, non c'è chi convocare per salvarti. D'un tratto, il tesoro dei rottami diventa una giostra di nastri a raggiera, un sistema solare di stelle filanti, tra riso e sgomento, e ci attornia un clamore assassino, un'inquietudine da ospizio pericolante. Parti di noi che non sappiamo ricomporre, assorti nell'incrocio di voci a rimbalzo dal muro al letto. L'imbarcazione piccina, a precipizio sulle onde di sudore e di urina intirizzita, s'incanta e ci trattiene all'infinito senza più preavviso. La culla il flutto ipnotico del molo. Da dove esco ti domandi: non ho il coraggio di dirti che più di te ho amato il piccolo principe senza più forze per dissodare il suo pianeta. Diceva: "Scavare non posso e mendicare mi vergogno''. Avrei voluto dirgli non farlo, cura piuttosto le radici e i tuoi rami, la loro bellezza rispetta il futuro, riporta in vista dalla strada la casa intera, se guardo traverso l'aria limpida dei mesi che il sole è vicino alla terra, nello spazio. Assentisci anche tu, perché sei saggia. La notte di Natale ti ha protetta un'anta dell'armadio, era il tuo il sangue nella stanza. Capodanno arrivò regolare, contro ogni possibile scongiuro, la settimana dopo. Indietreggiammo incerti nella notte la neve gli spari, dal cofano chiuso un cigolio di dondolo a sorreggere l'altalena d'infanzia del tuo mondo rumoroso, senza ripari, più tardi suggellato dalla spilla di stoffa fatata che hai legata ai capelli. Una carezza.
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[24071994] Libro di Daniele, Capitolo XIII, verso 22

L'autore
Pietro Roversi

Sono un anarchico tradizionalista, un rivoluzionario conservatore e un iconoclasta benigno. Nella vita faccio il biologo strutturale, in Inghilterra. Ho scritto più di 500 poesie in 25 anni. A Settembre 2018 è uscito il mio ultimo libro: "Tirare l’acqua" (Gattomerlino Edizioni, Roma, 2018). Nell’autunno 2017 sono usc

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