Abuso di potere

il certo di me non potrà mai essere rimango nell'incerto * 1° aprile 1958 * you don't know me
Commenti (5)
E' Satana, se esiste, o madre sconsolata! Nessuno più di te, nessuno al mondo, conosce del dolore il male immondo di attendere sull'uscio il proprio figlio. Tu, che l'hai atteso tanto nel corpo e nelle vene, che l'hai portato al mondo con sofferenza immane, tu che l'hai cresciuto con amorose cure, tu che l'hai baciato con calde tue premure, che gli hai dato conforto ai primi incomprensibili vagiti, che te l'hai stretto al cuore, dopo avere ricevuto i primi candidissimi dispetti. Madre chi più di te saprà che cosa truce è aspettare un figlio, che più non gli traduce in pianto il suo dolore? Altri è passato a giudice di faticose pene e poi ti ha detto: "...il figlio, madre, si è addormentato! Sarà svegliato, certo, da un canto di sirene!"
Versi brevi, essenziali, di grande risonanza empatica... nessuno è Dio... e Dio non si comporta così. Piaciuta
Dalla cella un urlo! un urlo sordo che si confonde con lo sferragliare di chiavi e con il dolore di una madre . Dove sei Dio? dove sei quando la mano assassina di una guarda carceraria affonda un ultimo fatale colpo? Lo so dove sei, sei a confortare il dolore di chi stai prendendo accanto a te. Profondissima. La conservo
Una poesia molto dura, su un tema di grande attualità. versi, che sono come pietre, raggiungono il lettore con forza. Splendida.
versi di denuncia... duri... ma ancor più duro è l'arrogarsi il diritto che una divisa, se indossata degnamente, non concede... ma lega...





