Donne metallurgiche
E le vedevi in fila
Come in caserma
Ai cancelli
In quel sospeso
Tra il buio e la luce
In tute sformate
Quasi non fossero più donne
Coi capelli raccolti o corti
Ché per il ferro e il fuoco
Non ci si può far belle
Coi discorsi di sempre
Fare a pugni col salario
Rinunciare a un figlio
Ché non è il tempo
Tremare
A un diverso suono di sirena
Immaginare il proprio uomo
Ferito o morto
Ma il sorriso libero
Esplodeva poi in mensa
Coi capelli finalmente sciolti
Le tute slacciate
Per non dimenticare
Di essere donne
A qualcuno di noi
Si donavano
Cristalline albicocche
E allora credevamo
Che potesse anche essere
La vita
Una bella canzone
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Salvatore Armando Santoro27 novembre 2009
Oh, dio mio che tenerezza, questa poesia (ho le lacrime agli occhi, ma tanto io sono uno stupido per la media degli uomini, ma non m'importa). Finalmente ho letto dei bei versi che scendono nel cuore, versi forti che trasmettono sentimento, passione ed anche tenerezze. Stupenda la descrizione dei capelli sciolti in mensa e le tute slacciate per ricordarsi e far vedere di essere donne. Il tutto condito con dei versi ben costruiti, quasi cesellati. Un capolavoro di poesia. L'avrei voluta scrivere io!
