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Donne 3 dicembre 2009 · lettura 2 min · 6653 letture

Il pellegrinaggio della solitudine

Giorgia Spurio 671 poesie pubblicate
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Cieca verso il santuario delle donne abbandonate Sorda verso il tempio dell'amore che le streghe riescono a sciogliere come polvere da metter sul fuoco Sola come edera che cerca rami d'albero Mi arrampico sull'anima che unica e mia riesce a sostener le mie ossa Bendata da nuvole e sole Ferita da caviglie rotte che non sanno più camminare E l'anima mi raccoglierà ancora lei solitaria voce che non sa parlare mi prenderà sulla sua schiena come madre che abbraccia la figlia come padre che asciuga le lacrime Ancora lei, la mia anima che sul suo dorso mi farà sdraiare come cavallo che mi porterà al rifugio di un bosco dove solo la Natura non potrà tradire i silenzi degli occhi. Avrà in pegno il mio sangue Gocce che scivolano lungo il gomito fino al polso fino a sciogliersi sui petali di margherite che hanno capelli di cenere Avrà in pasto il mio canto Natura affamata che ci accoglie fra le sue foglie. Anima, mi stringo forte a te io cieca donna ripudiata dall'istinto. In sella alla solitudine galoppiamo verso l'infinito che ci ingoia come ali di colomba su ragnatele di rami, come veli di sposa impigliati su rami secchi che hanno il sapore di un'Atlantide che si risveglia dal suo torpore Letargo di un sole che riapre gli occhi alle piogge dell'esistenza.
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Commenti (9)

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DarioC 853 dicembre 2009

giovane donna abbandonata che vorrebbe esprimere il suo dolore, ma che non riesce a farsi capire per quella "solitaria voce che non sa parlare"...e quindi si abbraccia a quell'anima che sola riesce a darle forza, e che cerca di sostituire una famiglia che si intuisce assente ("come madre che abbraccia la figlia- come padre che asciuga le lacrime"! donna che sognia che quell'anima sia in grado di darle conforto, e alla quale è disposta a dare in pegno il suo sangue purché trovi il modo di liberarla dal dolore, di condurla dove possa trovare comprensione e magari un po' di serenità...così l'ho capita... versi molto intensi che mettono a nudo un grande dolore... assolutamente pregevole, anche grazie alle immagini surreali che la arricchiscono

Maurizio Spaccasassi3 dicembre 2009

Poesia come trasporto dell'anima. Una ricerca su se stessi e sull'infinito, di ciò che sentiamo e di come ogni giorno tra i passi di un mondo interno cresciamo. Le prime tre strofe si rifanno ad una realtà che schiaccia i nostri bisogni e valori. Le forti personificazioni sviluppano bene l'idea dell'effetto scaturendone il puro significato. La fede che cresce per il nostro io"Cieca verso il santuario/delle donne abbandonate"La seconda strofa invece si rifà alle persone che solo per scrupolo scippano il desiderio d'amore senza farsi il benché minimo problema( streghe) La terza strofa segna l'avvio della risalita, sfruttando la forza vitale di un'edera che non si ferma davanti a nulla e che anche nell'oscurita accentua il suo avanzare. Ed è canto puro

Rosy Marchettini3 dicembre 2009

Dolore che attanagllia l'anima, che non da pace, dolore che quasi uccide Poesia da leggere e rileggere per quanto è bella e profonda Rimango sempre incantata dai tuoi versi e dalla profondità della tua anima che è bellissima Immensamente apprezzata e piaciuta tantissimo

Antonella Bonaffini3 dicembre 2009

Sofferta, espressiva, armoniosa nonostante la lunghezza. Da leggere e rileggere per sentirla al meglio... molto bella.

Giorgio Lavino3 dicembre 2009

Il poeta è un navigatore infinito che sa parlare con il cielo. Questa poesia graffia il cuore regalandogli le pulsazioni che sanno solo deliziare. E' davvero un algoritmo di magìe dell'anima.

Salvatore Ferranti3 dicembre 2009

Poesia straordinaria, per contenuto e stile. questa autrice, con le sue poesie, dà sempre tanti spunti di riflessione a chi legge, e stupisce per l'originalità. .

Doraforino3 dicembre 2009

Un canto malinconico che si rifugia nel bosco dove la natura non potrà tradire i silenzi degli occhi... Versi che galoppano verso l'infinito... Molto gradita!

Antonella Scamarda4 dicembre 2009

Cieca... Sorda... Sola, mi rifugerò nell'anima... e nel suo materno abbraccio esploderà tutta la mia disperazione. Nel suo SOLO abbraccio posso affidare la mia pena. Lei che ferita sa curare le MIE ferite. Lei che addolorata sa lenire il MIO dolore. Bella all'infinito!

Carla M Casula5 dicembre 2009

Un abbinamento lessicale incisivo più di un bisturi che attira il lettore come una calamita e riesce ad esprimere al meglio il pensiero e le sensazioni dell'autrice. Letta con interesse e molto apprezzata per stile e contenuto.