Fuga in vespa
Correndo genuflesso
inseguito da quest'ansia
è impossibile da trovare
un giaciglio, una stamberga
un'alcova sicura
un nido in terra neutra
un covo in nazione amica
rifugio disperato in madrelingua
e allora corro sulla strada
e gli occhi non vedono bene
il buio
il buio del crepuscolo più buio
del buio di una notte buia
e ogni faro acceso ha il sapore
del sole a primavera
che toccando gli occhi vergini
dona, è vero, del piacere
ma fa pur sempre male
e così, in questo carnevale
in questo povero arlecchino
fatto di povere stoffe
di povere vite
saltello tra il giallo delle luci
di via Gattamelata
le pubblicità di pompe funebri
di fronte all'ospedale
un augurio sincero
tra il bianco dei fari fermi
ai semafori di via Manzoni
giro a destra in Tunisia
il puntinato bianco- giallastro
delle feste è già orgogliosamente
eretto in faccia al Prato
e così sguscio a sinistra
nella via a percorrenza invertita
in provincia di Brighton
dove tutti i colori lampeggiano
e ridono sdentati in un parco giochi
che dir di bassa lega è un modo
per non dir che è l'unico bagno gratis
della piazza
anche il blu adesso lampeggia
ed è quello di una sirena
che mi chiama
che canta il mio nome
il rosso si allarga
dalla mia bocca
fino a che arriva il nero.
Ma non è una luce.
©
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