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Riflessioni 18 dicembre 2009 · lettura 1 min · 4882 letture

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Marina Como 178 poesie pubblicate
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L'ho perso senza neanche più cercarlo. Ricordo era un giorno di primavera. Ho perso un seno o forse lo ho solo restituito. Così, come ciotola prestata di vetro trasparente nella festa utile tanto da permettermi di godermi i frutti nei colori naturali attraversati di luce ma non indispensabile. E non l'ho più cercato Come un vecchio utensile da cucina così per caso l'ho ritrovato un giorno nello specchio. C'era così non mancante l'ho visto cancellare la cicatrice. Lo avevo perso ricordo a primavera inoltrata mentre mio figlio apriva il suo primo uovo di cioccolata. Si, ne sono certa: era poco prima della Pasqua.
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Di perdite e resurrezioni. Ho tolto il latte al seno al mio secondogenito a 13 mesi, per essere operata, mi ritengo fortunata dal tempismo degli eventi.

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L'autore
Marina Como
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Commenti (10)

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Giovanna De Santis18 dicembre 2009

versi espressi dall'anima che arrivano al cuore fino agli occhi, la rinuncia non voluta è solo amore, noi madri viviamo per loro, poesia che condivido profondamente anche per mio vissuto

Gesuino Curreli18 dicembre 2009

Era un giorno di primavera, e il figlio cresceva inconsapevole dello strazio che la madre conosce e non sbandiera. Alcuno mai avrà tanta capacità di ascolto, ed io nemmeno, per comprendere una donna, appena madre, che sente venir meno la possibilità del dolce nutrimento naturale, tra lei e l'altro, dopo che i corpi son divisi dagli spasmi e dal parto, a costo delle pene viscerali per l'alito da dare al nascituro. E' esempio il tuo destino, è imperituro monito d'amore, è sofferenza che non ha confine, é altrettanta grandezza universale la fatalità di un corpo che si vota e si annienta per la crescita di un altro. Non è "vecchio utensile da cucina", al sacrificio tuo si inchina ogni superbia ignobile che non potrà mai giungere a tanta nobiltà

Carla M Casula18 dicembre 2009

Mi piace molto la struttura non convenzionale e mi coinvolge anche il contenuto, ermetico ad una prima lettura, comprensibile dopo aver letto la nota. Trovo interessante il tema trattato che pulsa di vita reale e sembra quasi un episodio, genuino e misterioso, raccontato per preservarne la memoria. Mi ricorda quei racconti, tramandati dalle nonne, che custodivano segreti, consigli e perle di saggezza. Mi ha colpito particolarmente per l'originalità dello stile, per l'espressività e la capacità di coinvolgermi tanto da condurmi per mano e poi trascinarmi in una dimensione aspaziale e atemporale, come in un fermo- immagine, tra questi versi, arcani ma modernissimi, d'antica e misteriosa saggezza ma attualissimi. La rileggerò,anzi, la conservo.

Gaia22 Tiziana Porcelli18 dicembre 2009

Trovo che la struttura scelta per questa poesia ne evidenzi ancor più il contenuto. Versi di riflessione che riescono a giungere al cuore e alla mente in modo forte e sentito. Chi è madre e ha avuto la gioia di allattare il proprio figlio ben sa il profondo significato celato in questi versi, ben sa cosa significhi per una donna rinunciare a donare il proprio seno alla sua creatura. Ben sa quali risvolti psicologici si potrebbero avere se si dovesse rinunciare a quella parte di se... Letta e profondamente apprezzata...

Paolo Ursaia18 dicembre 2009

Emozione, amplificata dalla struttura formale, che dà una sorta di seconda voce alla lirica; potente e di grande suggestione. Molto piaciuta

Paolo Eroli18 dicembre 2009

versi di grande espressione una poesia superba per struttura e tema trattato:

Clodiaf090418 dicembre 2009

Poesia in cui si mette a nudo una cicatrice, non solo figurata, dell'io femminile molto profonda e lo si fa con una serie di metafore che rimandano continuamente all'immagine atavica della donna. Inoltre, la struttura è quasi (mi si passi il termine) un acrostico perché si può leggere sia in verticale che in orizzontale e questo la rende innovativa. Ci si chiede quanta sensibile maturità abbia richiesto distaccarsi così dal dato personale per guardarlo in controluce e riavvicinarvisi in poesia.

Giorgia Spurio18 dicembre 2009

è stupenda. anche in questa struttura va benissimo... dove un verso diventa eco dell'altro, un richiamo che rimbalza nella testa del lettore... sono due poesie che si incrociano, due rette parallele che a risonanze si fondono... sono due sentimenti che si completano... è una poesia che penetra nel lettore... e con la poesia si riesce almeno a metter via i fantasmi... son ricordi, specchi, immagini che si rincorrono ma il tutto termina in quella scena dolce dell'uovo di pasqua e del bimbo che lo apre: la rinascita anche se un miracolo è possibile. bellissima poesia

Triste19 dicembre 2009

Un terribile ricordo descritto con distacco... Eppure tutto è così chiaro e limpido nei ricordi dell'autrice... anche il bimbo, che con occhi innocenti guarda la mamma senza capire, intento a gustare il suo primo ovetto pasquale... magra consolazione di fronte alla forzata rinuncia dell'alimento per eccellenza... Intensa descrizione di un triste spaccato di vita che emoziona... molto bella...

El Corripio20 dicembre 2009

Bella la forma, mi soffermo un momento sul contenuto: se avere un figlio è un dono e perdere una parte di se è il contrario, si può viverlo come un pareggio o un prezzo da pagare? Come la bimba che apre l'uovo per la sorpresa mentre l'autrice ne riceveva un altra... chiedo ciò perché mi è successo, anche se uomo, qualcosa di simile, non dico peggio ma che mi ha cambiato. Ancora oggi mi domando e domando al cielo il perché. Cos'ho in cambio per il dono che ho fatto? Apprezzo il coraggio nell'aver affrontato un tema così intimo.