Donna di Kabul (8 marzo)
Antonella Modaffari Bartoli
1002 poesie pubblicate
+ Segui
Ho raccolto un fiore,
un papavero rosso
tra le stoppie riarse
nell'ora del sole
per te, amica di Kabul.
L'ho affidato a una cicala
che ti porti col suo canto
il canto libero
di tutte le donne del modo.
Un petalo rosso come il sangue
che sgorga dalle tue ferite,
una lieve carezza
da posare sulle tue labbra
che non possono svelare
l'amaro sorriso
che si cela sotto il velo nero
teso a nascondere
la colpa di essere donna.
Ho ascoltato l'urlo lacerante
che si perde nel tuo deserto
sotto il dattero disadorno
ammalato di troppa sete.
E tu, sabbia dentro la sabbia
affondi dove non si posano
i gabbiani, nell'eterna prigione.
Ti penso e la tua morte
mi accompagna
imprigionata nelle pietre
impressa nei colori.
🌐
Pubblicata con licenza Creative Commons: puoi condividerla e ripubblicarla citando l’autore e la fonte.
Commenti (3)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Sergio Melchiorre22 dicembre 2009
Poesia di denuncia... Bellissima e drammaticamente attuale!
Maria Gioia Benacquista22 dicembre 2009
Donna di Kabul, prigioniera di una cultura, del maschilismo, della religione... di se stessa... e non osa ribellarsi. Donna dagli occhi tristi che urla strazianti note sorde che nessuno sente e che si consuma pian piano raggomitolata nel suo dolore. Poesia molto bella.
Maurizio Spaccasassi22 dicembre 2009
Una poesia che sembra bagnare lenta come una pioggia d'amore, che nel suo scendere lava le ingiustizie e l'odio che queste donne ogni giorno subiscono. Una libertà vietata, di essere, di manifestarsi, di celare la stessa vita. Quale vuole che un essere abbia una dignità inferiore persino ad un animale? Dio Nessuno dovrebbe negare il diritto ad essere. Versi veri e sensibili,



