Stanco il Natale
Ti immagino come un vecchio, stanco
la pancia dilatata non dai bagordi
ma dalla fame d'amore
la barba è incolta
perché non hai dimora
il sacco vuoto di doni
e pieno di atroci rimpianti
Babbo Natale non ti credo più,
sei scivolato nella mia anima fredda
e il nulla hai lasciato
Così come una bambina, abbandonata
allungo la manina, sporca
dalle polveri di un lungo cammino
E il palmo dischiuso appena
si fa nido
-o culla-
Vi guardo dentro, una pagliuzza d'oro
riluce
è così piccola che quasi la perdo
se l'occhio non ne bevesse
lo sfavillare
D'istinto vi pongo la bocca assetata
-non fuggire via-
e il labbro sfiora
l'invisibile Nato
mentre l'amaro si scioglie
in Canto
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Commenti (3)
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Salvatore Ferranti23 dicembre 2009
Una visione molto originale, una poesia che ho apprezzato molto per le suggestioni che introduce nella mente del lettore, per la bellezza dei versi, e la loro musicalità.
Paolo Ursaia23 dicembre 2009
Intensa e delicata... la malinconia, la delusione, che si sciolgono in un simbolo che è amore. Molto piaciuta
Rasimaco24 dicembre 2009
malinconica ma di una intensità straordinaria per ciò che dice, per quello che riesce ad esprimere e trasmettere... piaciuta


