Moscacieca
Pietro Roversi
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Mena fendenti a destra e a manca
l'uomo incappucciato della moscacieca.
Impreca, invoca
una soffiata fioca dagli astanti.
Se vedesse, vedrebbe
attorno a sé una scena di sapore contadino:
la piazza coi tavoli, le tovaglie,
i bicchieri, i fiaschi del vino,
i tigli colle bandierine a festa, lo striscione,
la gente che si appoggia sul balcone.
Gli oscilla davanti
un lampione ogni volta che è alle corde.
Ogni tanto incappa
in un brandello di illusione,
subito sedato da una poca delusione
che lo morde e poi scappa. Il suo bastone
va a tentoni, torreggia,
si erge strampalato. A un tratto, nota
un silenzio esterrefatto, stralunato.
Si leva la benda, se ne sono andati tutti.
Solleva lo sguardo, occhieggia la pignatta.
Bada di non avere testimoni, la fracassa.
Una massa di monete tintinna sul pavimento.
Le raccatta preciso e piccino piccino.
Non fosse astemio, si berrebbe un po' di vino.
Invece, si passa
una mano stanca sul viso,
abbozza un sorriso derelitto
e piange piano il suo premio di sconfitto.
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L'autore
Pietro Roversi
Sono un anarchico tradizionalista, un rivoluzionario conservatore e un iconoclasta benigno. Nella vita faccio il biologo strutturale, in Inghilterra. Ho scritto più di 500 poesie in 25 anni. A Settembre 2018 è uscito il mio ultimo libro: "Tirare l’acqua" (Gattomerlino Edizioni, Roma, 2018). Nell’autunno 2017 sono usc
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