Vanità della Speme
Massimiliano Zaino
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Nell'oscuro sempiterno
della solitudine mia
scempio mi fia, e crudo ischerno
la speme che sen volò via.
Nel crudo e tetro infinito
della vita sconsolata
il core mi fa sopito
la vanità ch'è arrivata.
Nel vestibulo cadente
del mio solitario spiro
muore la speme ridente
che un dì i miei sogni conquiro.
Che resta dunque di costei,
di questa dolce membranza
che tristo purtroppo perdei,
sebbene fosse Speranza?
Uno spettro miserrimo,
cieco, muto, e invisibile
che il viver mi fa acerrimo,
e ancora più sensibile.
Un candido fantasima
reo, perfido e ischernitore
che al mio core che spasima
dice- " Non avrai l'Amore! "-.
Vanità, crudele diva,
or pur la speme divori,
affinché gaudia e giuliva
tu possa darci i dolori?...
Perché mai non ti fai vana,
o da me non vai lontana?
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Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Massimiliano Zaino
Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori
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