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Riflessioni 3 gennaio 2010 · lettura 1 min · 1387 letture

1 gennaio

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Daniele Amendola 1 poesie pubblicate
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Sembra strano oggi, applaudire il nuovo arrivato, atrribuendolgi il vizio del salvatore, eppure l'anno che è andato, tra nostalgiche sensazioni di passato, e le amarezze in gola, per le urla restate in silenzio, ahime anche lui, era stato tanto osannato. Avevamo chiesto di sogni e di pienezza, avevamo chiesto, e al di là, di ciò che c'è stato dato, non è quello che è stato, che siano stati giorni di aurora nel verde, o lacrime infrangibili sul muro del cuore, al di là, di qualsiasi cosa sia stata, cosa resta una volta passata. Resta il tempo, come la mano rugosa di una nonna, che accarezza un bambino appena nato.
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Daniele Amendola
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Commenti (1)

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Gesuino Curreli3 gennaio 2010

"Cosa" resta, nel limbo dei trascorsi, come i sogni spuntati alle radici che non hanno dato germogli e i dolci frutti che tutti aspettavamo. "Cosa" resta e nulla più, al pari di una fervida emozione che non si muove e palpita al tiepido sussurro dell'aurora. Non tornerà, fremente, nel turbinio di nuove, altre speranze, vagiti e sguardi verso il continente dei sogni mai avverati e ancora ardenti che rinnovano aneliti e sollecitano candide preghiere all'alba di un nuovo anno, foriero di progetti e di chimere. Tutto si muove e dorme nel ventre scuro e immenso di ogni tempo. E' il tempo che ci guida e che dà pace, che concede la gioia e la ritira, che muove il vento e l'alba che respira a seconda di quello che comanda.