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Sociale 13 gennaio 2010 · lettura 1 min · 1722 letture

Questione morale

Gabry Salvatore 199 poesie pubblicate
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E guardo il nostro povero stato, prega un uomo al ciglio di strada che invita i topi a parca mensa. Ha con se richiesta d'asilo una laurea mancata e foto di madre che nasconde sotto una coperta. Lo chiamano nero, dal lavoro nero con una fame nera per una faccia nera. Scordato dai padroni, picchiato dai giovani, sputato da chiunque. Invidia i cani a guinzaglio la galera è pasto sicuro. Non è nessuno, non ha nessuno. Lo conoscono solo i fratelli che quando morrà ringrazieranno il cielo per aver una bocca in meno da sfamare. Ma in che stato viviamo? E voi tiepidi scrivani, al calduccio riparati, che sedete comodi sulle vostre poltrone scrivete sulla questione: del tetto di lamiera, il puzzo di monnezza, non distogliete lo sguardo, non girate gli occhi altrove, ma fate lavorare un po' il cuore.
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La poesia nasce spontanea come protesta nei confronti di una società che non difende i diritti essenziali dell'uomo e specialmente gli immigrati e i poveri. Essa è venuta fuori mentre passeggiavo per le strade di una città Italiana. La parola nero, non vuole offendere ma vuole far capire che essi sono soggetti al razzismo all'indifferenza e all'ostentazione di tutti. Forse bisognerebbe aprire un po' gli occhi ed essere meno indifferenti.

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Gabry Salvatore
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Commenti (5)

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Midesa14 gennaio 2010

profonda poesia ...condivisa... mai fare di tutta un'erba un fascio e poi la dignita' delle persone... calpestata... molto bella

L
Loreta Salvatore14 gennaio 2010

Poesia di denuncia che affronta la questione delle responsabilità morali e la difesa dei diritti umani, in modo particolare riferendosi ai fatti di cronaca che ci inducono a prendere atto della realtà, spesso sottovalutata, degli immigrati. Molto condivisa, forte, e pienamente apprezzata.

Rasimaco14 gennaio 2010

Anche la terra è nera... e nel suo grembo accoglie tutti che dopo diventeranno terra... sempre nera... poesia che lancia un urlo che si perde nel vento... nel vento dell'indifferenza. bellissima!

Rosy Marchettini15 gennaio 2010

Apprezzata questa tua poesia ove ti ribelli ad un mondo in cui molte persone sono sia razziste che menefreghiste riguardo a chi povero tende una mano in cerca di un tozzo di pane Piaciuta ed apprezzata molto, in quanto mostri il tuo cuore generoso e buono

Chiara Vacchieri17 gennaio 2010

Tante volte laviamo la nostra coscienza, che è ancora più nera di quella povera gente che descrivi nella tua lirica, semplicemente lasciando loro un "obolo". Lo facciamo superficialmente, frettolosamente per alleggerirci la coscienza o per puro e semplice senso del dovere... basterebbe accompagnare il gesto ad un pensiero d'amore e di compassione! Bellissima e sentita poesia!