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Donne 14 gennaio 2010 · lettura 1 min · 3973 letture

Sa fèmina accabadora

Cuccu Anna Maria 890 poesie pubblicate
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Oscura come la Morte con le tue nere vesti andavi a far cessare gli angosciati lamenti dei morenti. Avvolta nelle tenebre della Notte rientravi alla tua dimora, dopo aver celebrato il tuo ancestrale, matriarcale, sepolcrale rito.
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.

Sa fèmina accabadora era colei che metteva fine all'agonia dei moribondi per eliminarne la lunga sofferenza. Una figura ancestrale e matriarcale che è esistita in Sardegna fino al 1900. Veniva chiamata dalle famiglie dei moribondi per porre fine alle loro sofferenze. Esse svolgevano il loro compito senza percepire alcun compenso e lo eseguivano guidate dalla pietà, per questo non furono mai processate o condannate né scomunicate dalla chiesa. Una forma di eutanasia ante litteram di origine antichissima. Esse agivano la notte. Erano circondate da un alone di timore e rispetto.

L'autore
Cuccu Anna Maria

Sono una umile donna di 55 anni che ama scrivere poesie semplici ed essenziali. Amo anche la prosa, la Musica, il Teatro, la Pittura. L'arte mi attrae e mi appassiona per la sua capacità di espressione e trasmissione di sentimenti e sensazioni. Ho un blog: www.tristezzainfinita.blogspot.com

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Commenti (13)

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Anna Maria Obadon14 gennaio 2010

Sembra di vedere questa donna vestita di nero, con il volto velato, aggirarsi per le strade del paese, muovendosi con circospezione per recarsi in casa dell'anziano moribondo. Poesia ricca di magia molto apprezzata.

Paolo Ursaia14 gennaio 2010

Poesia intensa, sorprendente, quasi antropologica nel tema. Molto piaciuta

G
Gianni Marras14 gennaio 2010

Io sardo, evidentemente sordo alle tradizioni della mia gente, non sapevo dell'esistenza di questa inquietante figura. Ti ringrazio per aver colmato questa mia lacuna sulle accabadoras (terminatrici) con questa lirica che faccio mia e che giudico splendida per il fluire dei versi e per il senso di turbamento che ne promana. Da fiocco.

Francesco Luca14 gennaio 2010

è una poesia suggestiva e scritta con grande garbo e rafinatezza poetica... sempre eccelsi i tuoi versi...

Francesco Scolaro14 gennaio 2010

Anche se può creare un po di disagio ai giorni nostri, per come reinterpretiamo il valore della vita, come dice l'Autrice queste persone sono esistite fino ad un decennio fa e venivano chiamate dai parenti a praticare l'eutamasia per alleviare le sofferenze di chi era in procinto di morire ma anche un atto necessario per i parenti appartenenti a classi sociale disagiate. Piaciuta

Carlo Fracassi14 gennaio 2010

Molto suggestivi questi versi, descritti in modo spettrale, come s'addice alla funzione dell'accabadora. Funzione che, personalmente, ritengo preziosa, ponendo fine ad inutili sofferenze.

Salvatore Ferranti14 gennaio 2010

poesia molto bella e suggestiva, impreziosita da versi raffinati che colpiscono. immagini vivide che restano nella memoria.

Doraforino14 gennaio 2010

Figura di donna accabaora, che entra di notte nelle case dei morenti, per il suo rito sepolcrale...

Danielinagranata14 gennaio 2010

Applausi Anna Maria davvero ben scritta molto piaciuta immagini forti che colpiscono molto suggestiva

Berta Biagini14 gennaio 2010

Versi che probabilmente non tutti accettano oggi – visto le tante discussioni che sempre tengono vivo questo concetto. Davvero ben scritta e scorrevole per un tema alquanto difficile.

Rosy Marchettini14 gennaio 2010

Stupenda questa superba tragica intensa poesia E' vero hai talmente ben descritto questa donna che la si riesce a "vedere" e sentire i suoi felpati passi che nella notte entra nelle case e..., tornando poi nella sua piccola dimora Applausi, Anna Maria da questo grandissimo teatro Immensamente piaciuta ed apprezzata

Azar Rudif15 gennaio 2010

Vers stupendi che mi hanno fatto conoscere qualcosa di ignoto. Grazie e la conservo

Rita Minniti15 gennaio 2010

Un brivido percorre la pelle, nel leggere questa poesia, tanto macabro è l'argomento che l'attraversa, quanto mirabile e pregevole l'esposizione.