L'arcobaleno
Tornante,
che rifulgi in un volteggio alato
della mia criniera,
che scorri vivida nelle vene
del lago delle tue passioni,
nei templi irrisori di uno sciame
che cavillano fungi dai sensi,
come pietre rosse
sulla nostra sfera.
Bastioni
che alimenti di incuria,
salpando verso monti leggeri,
ti doni lenta alle chimere,
alle tue effimere illusioni.
Ma scocca una freccia
dal fiato pesante,
dall'entro di un sentimento
che arde ancora
nelle sue umani
ceneri soglie.
E ferita
suona il tuo lieve lamento,
latente del tuo volto,
dietro una grata grigia
che assorbe l'azzurro del cielo.
E' il ritorno dell'arcobaleno!
Che nasce dalla tua ferita
e versa lacrime di gioia,
bagna la nostra unione,
benedice la nostra passione.
Non chiedo il cielo più alto
o il fiore più raro e prezioso,
nè lo grido ai venti
o piango per te da solo.
Che sorga l'alba ogni giorno
come un filo sussurrio dal tuo sonno,
è il nobile regalo,
il mio cuore nella tua mano,
camminando alla sera
nel risorgere al mattino,
nell'impronta di un passo
che all'imbrunire
la marea cancella.
©
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L'autore
Tommaso Galeone
La poesia è come un angelo, sceglie la sua anima dai versi migliori. Tommyx
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