Nero
Faccio fatica,
non riesco a capire
perché mai il tuo viso
vuoi adesso schiarire
Il tuo volto riluce d'ombre sicure
il mio è opaco di falli e lordure
la tua bocca si schiude in atavico canto
la mia bestemmia soltanto
Sono io che devo farmi accettare
in questo mondo che ho saputo sfruttare
mentre tu, dal corpo sinuoso
l'abbracci in un amplesso da sempre
amoroso
Il mio bianco avvenire
è velo funereo
è un atroce morire
il nero bistrato
del tuo sguardo gentile
è alba nascente
è futuro vivente
Lascia che pieghi il ginocchio
marmoreo
-che tale è il cuore, freddo dolore-
dinanzi alla fiamma
che forte t'avvolge
dandoti al viso
color di calore
tu nero, io bianco
allo specchio rimiro
la vergogna e l'incanto...
perdonami, intanto...
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Commenti (1)
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Enrico Baiocchi31 gennaio 2010
Bellissima questa lirica che contrappone i pregi del popolo nero alle decantate ma spesso sbagliate virtù dei popoli bianchi, un mea culpa per la vergogna di aver troppo a lungo sfruttato una razza a torto ritenuta inferiore. Stupenda la chiusa. Apprezzatissimissima.
