Il canto di romeo
Gabry Salvatore
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Oh, mia chimera!
Vorrei essere il tuo cavallo alato
condurti nel paradiso perduto,
sarei faro nelle profondità delle acque
dove nettuno inabissa
agitando le onde e richiudendo i mari,
come delfino sillabare ai pesci il tuo nome
attraversando i procellosi mari.
Vedrei frecce di cupido iniettare siero d'eterno
artefice e tramonto della trasfigurazione dell'amore
che si rigenera nel tempo
...invece nasco dal sangue della tortura...
e ti osservo...
magica costellazione nel firmamento
fantastica consolazione
di chi brucia nello sconforto.
...sigillo eterno del perduto amore.
©
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Gabry Salvatore
Commenti (2)
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Loreta Salvatore21 febbraio 2010
Canto che si leva con la consapevolezza di un amore travagliato, negato, oppresso. Invocazione sublime che trasfigura un sentire terreno in una dimensione universale, come emerge dalla storia di Giulietta e Romeo. Sublime sentire dell'autore.
Tanja28 febbraio 2010
Meravigliosa poesia... bene scritta... letta tutta di un fiato... col cuore che batteva al ritmo dell'amore che i tuoi versi cantano... Stupenda!

