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Riflessioni 25 febbraio 2010 · lettura 1 min · 1755 letture

Non ho sempre coraggio

D
Dalassa 282 poesie pubblicate
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C'è un fiotto di sangue che non entra nel cuore riscalda la vena mi sommerge di calore ma oltre non va ... l'innocenza affoga nell'anatomia del male che sempre un senso ha perché la vita dimena le sue ire come debole fede che di fronte alla cupola di una cattedrale inginocchia i suoi dubbi. I migliori si arrendono alle convinzioni i peggiori sono senza pietà ed io al centro m'incappuccio al vento con le braccia serrate al mio petto.
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L'autore
Dalassa

Non amo parlare della mia vita ma amo leggerla, tradotta in pensieri, sensazioni, poche righe che mi aiutano ad auto analizzarmi. I versi che scrivo attingono ed evocano in me immagini surreali che suggestionano da lungo tempo la mia fantasia. Rileggendomi però non sempre mi riconosco. Cerco di proiettarmi in ciò che e

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Commenti (10)

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Nemesis Marina Perozzi25 febbraio 2010

L'innocenza e l'anatomia del male... Visione forte, inquietante. Difficile sfuggire a questa piovra tentacolare. A volte rimanere incappucciati a braccia serrate non è viltà, ma soltanto autodifesa.

Clara Gismondi25 febbraio 2010

Verissima e dolorosa visione. Stretti tra il bene e il male siamo spesso in bilico perché il mondo ci provoca e quando si pensa di agire in coscienza spesso si fa del male a qualcun altro. E non ci si può defilare perché l'omissione è comunque una colpa. Bellissima, profonda, intima, poesia; scava e scava.

P
Pp25 febbraio 2010

Intensa e profonda, fa riflettere e quelle braccia serrate al petto, sono la visione di ciò che accomuna le nostre vite d'essere umani... Stupenda da incorniciare!

Aldo Bilato25 febbraio 2010

Mi fa venire in mente la mia "il pazzo... che gira intorno ad un masso con le mani sulle orecchie", per non sentire il rumore delle brutture del mondo. La forza di reagire sta nella natura e nella presa di cosicenza. Bellissima lirica, che fa riflettere.

Kiaraluna25 febbraio 2010

Siamo sospesi a metà,nè cielo né terra... né angeli né demoni, ancora incapaci di forare la nebbia per capire dove andare, aspettiamo, forse un segno... Una lirica immensa, ricca di spiritualità,un imput al dialogo con sè stessi. Un profondo inchino.

Francesco Scolaro25 febbraio 2010

In questo caso essere al "centro" può significare essere presi dal dubbio e non riuscire a scegliere da che parte stare; ma se il dubbio può apparire una forma di debolezza in effetti non lo è per niente perché il "dubbioso" ha una capacità di analisi molto superiore e sprona la ragione ad andare verso confini inesplorati. Molto profonda e bella.

Antonella Bonaffini25 febbraio 2010

Io credo che l'importante sia sempre non assuefarsi... immagini molto espressive escono fuori dalle tue parole. Notevole, segnalata!

Giorgia Spurio25 febbraio 2010

sangue... nella vena... ma non va nel cuore... metafora di paralisi... "nell'anatomia del male" lì affoga l'innocenza, mentre la vita dimena ire e la fede debole si inginocchia alla cattedrale dei dubbi... gia i migliori? molti si arrendono alle convinzioni... i peggiori? senza pietà forse... e le anime nel loro limbo? s'incappucciano al vento... tra le due lame. stupende metafore

Andrea D’Alfonso25 febbraio 2010

Bellissima questa poesia, di particolare profondità soprattutto quando parla del male, nella sua anatomia, nella sua cruda realtà che acceca gli animi nobili e quelli crudeli, privandoli di riflessione, sensibilità. Ma tu in queste parole ne dimostri veramente tanta e la tua vena poetica è di assoluto rilievo. Complimenti. Splendida, mi ha veramente colpito.

Daniela Pacelli25 febbraio 2010

Bella l'immagine del fiotto di sangue che non entra nel cuore riscalda la vena, Stupenda la chiusa "i migliori si arrendono alle convinzione i peggiori sono senza pietà ed io al centro m'incappuccio al vento con le braccia serrata al mio petto. Sempre versi e parole di grande e forte impatto emotivo. Molto condivisa e molto piaciuta