La statura di Dio
Tu che mi hai visto piangere
scava nel mio dolore,
imparerai a dipingere
le note della mia canzone.
Varco questo confine
tra sacralità e profano,
dove non ha mai fine
la rosa e il tulipano.
E tu, sorella morte,
che abbracci la mia sorte,
d'una vecchia contessa
si compi l'insana promessa
dei suoi infiniti giorni
di grandi pattumiere,
dei suoi tanti rimpianti
per queste ed altre sere.
Piero, che porti in spalle
la tua anima nella valle,
il tempo finiva a maggio
perché non avevi coraggio;
per vivere e non morire
bisogna usare il fucile,
per vivere senza rimpianti
vendersi Cristo e i Santi.
A te bocca di rosa
d'amore tanto vogliosa
non il sacrestano
non il carabiniere
ma il vivere quotidiano
delle tante primavere
ti porterai negli anni
carica d'affanni.
A voi grandi profeti
di guerre e distruzioni,
lascio le mie preghiere
lascio le mie canzoni,
perché possiate amare
cosi come amo io
ora che conosco
la statura di Dio!
©
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