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Andrea D’Alfonso
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Seppur sono stato quello che sono,
adesso chi scrive queste esimie parole
da un lungo viaggio in un cuore
provengo
e non riconosco le mani, che scrivono ora,
che si scaldano al sole.
Seppur mi soffermo
di fronte a un attimo
affermo
che sono, ma cosa posso dir di più di ciò
che è la terra e il cielo di cosa è la vita,
chi sono, chi è io.
Seppur c'è una luce che invade l'ombra
dietro ai passi
di una strada mille volte percorsa,
così sconosciuta,
eccomi qui di nuovo a perder me stesso,
a dissolvere ogni senso profondo
nel mare, seppur,
oggi affondo
e più non ricordo, quello che ero
quello che sono.
Lasciatemi andare a migliori stagioni
isole lontane
mete che non hanno domani
tornerò migliore, uomo
di mistero vestito,
sento pulsare la vita in pochi accenni
di pioggia, lenta che scende dai vetri del mondo,
infranti specchi dove la mia immagine è persa
in cento luccichii a parlarmi di me
ed io non so
perché ancora qui.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Andrea D’Alfonso
Chi sono io non lo so, è una vita che mi sto cercando, so fare tutto e non so fare niente. Ma nello scrivere trovo un pò me stesso, nelle poesie entro in contatto con la mia anima e mi metto in relazione con il mondo, con la vita. Nelle poesie che scrivo perdo e ritrovo me stesso, e con esse mi dono. Cercatemi in una
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