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Ribellione 7 marzo 2010 · lettura 1 min · 4616 letture

Rinnegata oasi

M
Marina Como 178 poesie pubblicate
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Di quando innalzi l'aria nei polmoni e appallottolar le guance per poi sputarla fuori così stasera di immettermi in un film. Ho voglia di mota da immergere i capelli ed a tradotta il sangue a muovere le mani.
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Molto belle le interpretazioni che in parte coincidono con quel che volevo far immaginare, ma sempre rispecchiano l'aria di stanchezza, di immobilità e delle vane parole, o superficialità, o meglio delle cose astratte rispetto la vita reale e la voglia di agire. La mota è volutamente arcaica perché vorrei quasi citare "paglia e mota la casa mia farò " con cui la rondine -costruisce- Arcaico anche l'uso di tradotta, treno militare, per indicare l'ordine naturale e la perfezione con cui il sangue ci invita a muoverci raggiungendo le mani: il naturale è il fare, il costruire, il reale, il dolore.
In realtà l'immagine che avrei voluto dare è quella di uno "sbuffare" scocciato, ma il non aver messo il verbo in prima persona, scelta fatta per generalizzare (come quando si sbuffa scocciati, così io stasera di stare nei "films" teorici) poiché tutti sbuffiamo, ma anche per non interrompere la sonorità della "I" che innalzO stonava proprio, per me. Ma scelta sbagliata forse con il senno del poi, per la chiarezza di immagine. Ma da quel che è scaturito dalla interpretazione di Pasquino, che ha giustamente utilizzato il verbo alla seconda persona, veritiera, che ha colto tutto il mio pathos del momento, la mia rabbia, mi chiedo se invece sia stato il mio subconscio a voler parlare per me: si, avrei picchiato qualcuno, o forse tutti gli "immobili parolanti". Ed il "veleno della parola" mota: non è "fango" disprezzabile, è "terra",radice, e fango a volte è gioco bambino!21 marzo 2010
M
L'autore
Marina Como
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Commenti (7)

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M

Ecco, semplicemente: non ci ho capito nulla. Nemmeno la lingua utilizzata. So di essere limitato, ma se qualcuno me la spiega (soprattutto la lingua utilizzata, gliene sarei molto grato.

mp47pasquino8 marzo 2010

Forse potrei, io piccolo uomo... ci provo: tu che respiri a pieni polmoni sino a gonfiare guance, cioè a riempirle, per poi sputare fuori, lo stesso senza produrre nulla (interpretazione mia) stare al mondo, usufruirne senza dare un C..o... al dunque, stanca ho voglia di fanga (cioò anch'io a volte deve espletare ciò che gli altri mi pregnano) voglio la libertà di farlo per mia scelta, fino ad immergermi fino ai capelli ed aspirarne per assorbire nuova linfa e dare una ragione al mio fare (muovere le mani) Devo dire che a volte alcuni preferiscono leggerezza, e poi pretendono di esser capiti nelle criptiche, personali visioni, qui diciamo la forma giustifica il mezzo... letta con piacevole coinvolgimento.

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Luca Torri8 marzo 2010

Cosa vuol dire, a tradotta il sangue? Sinceramente, pur disponendo di una notevole fantasia, non ci sono arrivato. Questa poesia, credo sia criptica anche all'autore. A volte, questo può essere un bene...

Crepax738 marzo 2010

La poesia è molto criptica. Almeno per me si intende. Mi sembra una riflessione su di un momento in cui predomina una voglia di cambiamento in una fase di immobilità. Spero di non aver detto castronerie...

Silvia De Angelis8 marzo 2010

Quando ci sii iquieta a tal punto, da fare una sceneggiata, viene voglia di immergersi nel fango e di agitarsi... così l'ho sentita... Lirica molto apprezzata

Clodiaf09048 marzo 2010

Ciò di cui si parla è un'oasi in cui stare perché viene negata dalla vita quotidiana. Prendere respiro è il senso della 1 strofa che si può ottenere dall'immergersi in un film da sola e basta, rilassarsi. Nella 2 c'è voglia di vita vera quindi anche di sporcarsi col suo inevitabile fango, e di sangue "tradotto" cioè portato affinché ci si "muova". Intensa e piena di disperazione che però è frenata dai periodi circonvoluti e dall'uso di parole arcaiche (mota). "Tradotta" poi all'inizio fa pensare al treno dei soldati e solo dopo si capisce che è in uso avverbiale. Nel complesso poesia "difficile" come lo stato d'animo che riflette.

M
Moreno Tonioni27 agosto 2010

quanto l'affronto è più vile quanto più il raziocismo della persona assennata congela l'ira. Una forzata "non esplosione" che appesantisce l'anima sino alla inarrestabile implosione tradotta in un ingestibile malessere. ""Allora esplodo""