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Riflessioni 12 marzo 2010 · lettura 1 min · 3129 letture

I versi inquieti

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Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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Quelle poesie che dormono in cassetti, che non vedranno certo mai la luce, hanno dei versi splendidi e perfetti, più di quelli che un libro riproduce; ma restano lontane dalla vista di chi potrebbe cogliere i segreti del loro autore, di chi alla conquista andar vorrebbe di pensieri inquieti. La timidezza non permette loro d’andare in giro per l’intero mondo, farsi guardare in faccia da coloro che scavare potrebber nel profondo; e moriranno insieme a quei cassetti, con loro porteranno quei segreti, non pubblicati resteran perfetti i versi nati per essere inquieti.
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Penso che in ogni scrittore, o sedicente tale, che decide di pubblicare i suoi lavori operi, per svariati motivi, una qualche sorta di autocensura.

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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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Commenti (3)

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Aldo Bilato12 marzo 2010

Questo è un capolavoro... di maestria di versi e di mestizia... la tua è solo gran dovizia di sentimento verso il bello. bellissimissima! fiocco. cià.

Più che di autocensura, io direi autodifesa. Protezione di qualcosa che è troppo intimo per essere lasciato "in pasto" al mondo. Non è vero che si scrive per gli altri. Si scrive prima di tutto per far leggere alla nostra anima i pensieri che la ragione ci ha aiutato a tradurre in parole. Poi si sceglie di condividere questi versi con altri che possano avere una sensibilità in sintonia con la nostra. Ma facendo attenzione a non denudarci troppo, per evitare brutte scottature...

Salvatore Ferranti13 marzo 2010

molto vero quanto detto in questa poesia... esiste questa forma di autocensura, e credo sia davvero inevitabile che ci sia... applausi.