Brucia ragazzo brucia

Sono nato a Locri (RC) il 23 settembre 1957 nella casa del Gelsomino, nel quartiere della Ficandianara tra il mare e gli aranceti della costa ionica. Ho vissuto fino al 1970 a Santa Caterina dello Ionio (CZ) in mezzo alle Serre calabresi e mi addormentavo con la luce del faro di Punta Stilo. A Vinci (FI) la città di
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Versi molto sentiti e totalmente condivisi... Non si può morire a 13 anni, soprattutto non si può morire in quel modo in una città che si vanta di essere la capitale del business e della civiltà ... Ed è verissimo: tra una settimana al massimo non si parlerà più di lui, tutto scorrerà allo stesso modo sotto gli occhi indifferenti della gente che continuerà a rivendicare il diritto di vivere senza campi rom nel proprio quartiere... Molto apprezzata
dura e forte come deve esser una poesia di denuncia verso questa società di indifferenti. Era nome Enea, non un guerriero, né eroe, né figlio di Dèi... non leggenda... era un ragazzo di 13 anni, un ragazzo di cui domani si avrà il ricordo di un fiore rosso al suo posto di scuola... bellissima poesia, che con metafore, che toccano la mitologia o l'epica, toccano anche l'anima.
Eppure succedono e si susseguono nessun sagrato interverrà a far messa né finiranno stragi di bimbi che affamati tendono mani disperati, né figli di diseredati che muoiono di stenti perfino pignorati... triste quel pianto che fiotta lacrime d'amaro in questo mondo avaro dove chiusi tra le mura ognuno piange la sua pietà... Fa sempre male sapere e leggere di queste cose, ben fatto ha l'autore a testimoniare tutta la sua commiserazione e il dolore per una vita che se ne va'.
NON SI DEVE MORIRE a 13 anni eppure si muore pochi giorni e tutto passa non doveva morire il bambino solo perché la mamma non potendo pagare la bolletta accese il braciere morendo poi anche lei in una città in cui sono nata che sta dimenticando anche lei l'amore non doveva morire il ragazzo a ROMA rinchiuso in carcere per recuperarlo dopo poco alla madre dato morto non si deve morire per indifferenza del mondo è questo che da dolore a noi alla nostra sensibilità e ogni bambino rom o solo perché povero non dovrebbe mai morire commossa mi scuso con l'AUTORE ho approfittato della sua profonda struggente poesia elevata di stesura e sensibilità inchini infiniti alla Nobiltà dell''Autore
Conosco bene quelle baraccopoli. Ce n'era una anche vicino a casa mia, fin dagli anni '60, quando, ragazzina per bene figlia della piccola borghesia, andavo a scuola, con la cartella di finta pelle nera. Un gruppo di rom era accampato anche in una piccola vecchia chiesa sconsacrata dedicata alla regina Teodolinda. Passavo accanto a quel cortile e vedevo i panni variopinti stesi sotto al campanile e le galline che razzolavano accanto al piccolo sagrato, ma quei bambini non furono mai miei compagni di scuola. Anni dopo, sgomberato il campo e restaurata la chiesa, mi ci sono sposata, prima di fuggire via da quella triste città che non era più la mia...
Versi di denuncia, d'impegno civile. Una poesia che resta nel cuore del lettore. Anch'io, in dicembre ho scritto sugli sgomberi, sull'assenza di umanità e solidarietà di città sempre più indifferenti e cieche al disagio sociale crescente. Disoccupazione, emarginazione, esclusione sociale. Sono poesie come la tua che danno la speranza in un domani di solidarietà e giustizia sociale. Mai arrendersi, mai rassegnarsi. Complimenti!






