Diniego
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Di mille capriole
Rotolando tra i sassi
Soltanto per un guizzo
O una scintilla
Di mille doni
Senza nulla chiedere
Se non un briciolo d'amore
Cosa rimane
Se non dolore
Del fiume, che ai ponti
Passa, senza rispecchiare il cielo
Così la gente avida percorre
Ingoiando affanni
Ma inutilmente
Senza un costrutto ma neanche un vizio
Cosa rimane?
Cosa?
Lo voglio urlare all'infinito
Sapendo bene che sordi e ciechi non avranno mai
Un atomo di vita in più
Perché insensibili
E allora si stringono tra loro
Fedeli e certi di aver trovato il giusto
Senza immaginare il viola che respirano
E il danno fatto
Ma non per me o te
Anima in solitudine
Che nel chiarore vivi perché pulita
Ho pena della moltitudine
Ma resto sola
Forte, del mio sentire
Leggi, leggi pure
scandaglia fra le righe
se pur di chiaro si veste la mia ora
mai, arriverai al punto.
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Commenti (1)
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Antonella Borghini Anto Bee20 maggio 2010
intensa, come sempre; un'analisi profonda sulla superficialità che circonda un'anima vera. Questa sarebbe stata da segnalare. Io, me la conservo.
