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Impressioni 18 marzo 2010 · lettura 2 min · 1244 letture

Roma in un Meriggio di Marzo

Davide Bidin 36 poesie pubblicate
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Sole penetrante sul viso Capelli che s'agitano scossi Il vento accarezza copioso Pallido splendore dagli occhi Roma da un ponte ammirata Tevere che s'agita timido Le onde paonazze nascondono Un caldo segreto Una lucertola tra le sterpi Striscia sibilante al mio passo Corre a celarsi Libera dietro le fronde I gabbiani rumoreggiano in cerca di prede I flutti reclamano l'agognato mare Le macchine al passaggio stridono E io rimango, fisso, a pensare Quante anime han solcato Questo passo che tace Chi s'è costretto, oppur per mero diletto D'innanzi s'è trovato a passare? Io Chi sono per professare Tale immane paura di sereno? Tale baleno? Chi Io Rappresento in questo piano? Son solo l'onda più mesta Che s'infrange pacata Ma accetta la vista Di chi percorrendo il marmo bollente S'è seduto tra la polvere el fragore A scrivere con penna e foglio T'amo giornata mia così solitaria T'amo attimo di brezza mite E ancora T'amo momento lieto sì raro Di fiume e sterpi chel sereno a me unite Finisco il salasso dal fiume Concludo la riflessione Questo sole calerà come sempre Ma l'impresso resterà come dono Di un Meriggio a Roma di Marzo
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Commenti (1)

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Giovanna De Santis18 marzo 2010

Roma madre d'italia magica affascinante in ogni tempo. poesia che descrive un tramonto su di una città che rimarrà eterna nei cuori versi lodevoli incantevoli applausi alla bravura dell'Autore meravigliosa poesia