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Introspezione 22 marzo 2010 · lettura 3 min · 2135 letture

Gli angoli di Saturno

Pietro Roversi 164 poesie pubblicate
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Quello che importa non sono gli anelli ma il dito che li porta, gli angoli ovvero, e chi li tocca, chi li fa partire, il prurito dell'orbita, chiamamoli così. Allora, numeriamoli, in ordine crescente, senza tante lune o menate, oriente, occidente e compagnia cantante. Primo, la forza di chi sin dall'inizio non può averla vinta, l'ingenuità di chi si dà la spinta per sopravvivere, per venire alla luce. Secondo, il giorno che l'infanzia si inabissa, il momento esatto che una di quelle lune troppo piccole il sole lo eclissa solo parzialmente. Terzo, quando il pianeta per la prima volta si innamora del suo satellite, questo tramonto all'incontrario, antiorario. E quarto, il primo giro di boa, multiplo di se stesso, periplo del Capo di Buona Speranza, ancora mezzo ignaro del fatto arcigno che ogni tappa mancata è un limone asprigno che resta inspremuto, e che nessuno a uno gli dà aiuto, il cielo giammai chiaramente, figuriamoci poi se si tratta di un percorso senza sostituto. Dopo aver considerato tutti i punti di vista, a questo punto si decide per un cambiamento d'opinione a 360 gradi, appunto. Pigra di tali decisioni, la mano tenta di mostrare schiacciando i polpastrelli quanto sia sottile uno su infinito, ma la forza non le basta: e non è sorprendente, non ci si avvicina mai per davvero alle opzioni del nulla, visto che per la maggior parte tutto torna in circolo (inclusa la massa). In tal senso, l'ambizione è meglio che voli bassa. Quinto, ogni casa si basa sulla cantina, le fondamenta del bisogno di mettere radici, e anche questo è sprofondare. Sesto, se scavi sotto un continente trovi sempre il mare, da dove veniamo. E poi, che ci si mostri la risposta al mistero dell'universo o no, è quarantadue. Semplicissimo. Che non è zero, e men che meno niente, ma qui mi ripeto. Ecco, questi sono gli angoli di Saturno, l'intero diario di bordo fin qui, men che mai eterno, piuttosto riassunto energumeno, aneddoto più che struttura, appunto provvisorio più che creatura eterodossa. Una fossa di piume e catrame, di lerciume e argento, filigrane e letame. Da cui, perché no, potrebbe ancora emergere con un fermento il mio contributo al firmamento, o un vortice attorno al gorgo mio individuale, come uno stronzo giù per il cesso, non che questo mi renda poi speciale, ma tant'è. Detto quello che importa uno poi tace, epperché dovrebbe essere altrimenti. Saremo contenti adesso.
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[18042010]

L'autore
Pietro Roversi

Sono un anarchico tradizionalista, un rivoluzionario conservatore e un iconoclasta benigno. Nella vita faccio il biologo strutturale, in Inghilterra. Ho scritto più di 500 poesie in 25 anni. A Settembre 2018 è uscito il mio ultimo libro: "Tirare l’acqua" (Gattomerlino Edizioni, Roma, 2018). Nell’autunno 2017 sono usc

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Commenti (1)

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Dave Du Demon24 marzo 2010

Questa è una delle poesie più belle che io abbia mai letto. C'è dentro così tanta saggezza che mi hanno fatto andare in orbita. Sarà colpa di tutti quei satelliti? Bellissima, a rileggerti. NB. La data mi sembra improbabile, a meno di viaggi nel tempo!