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Morte 23 marzo 2010 · lettura 1 min · 3184 letture

Alla fine del viale

Claudio Giussani 677 poesie pubblicate
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Guardo il mio cane rincorrere uccelli tra campi di fiori bruciati dal gelo odore di primavera copre fiocchi di neve che cantano tristi bagnando la terra Malinconico passo sempre lo stesso solo cammino guardando il mio cane che salta nei prati di sole al tramonto tra i rumori del silenzio del vento E mi conduce là alla fine del viale dove riposa il sole nel suo nido di morte e lo vedo ancora vicino scodinzolare allegro mentre mesta scende la sera
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Claudio Giussani
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Commenti (7)

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M
Maria Rosy23 marzo 2010

quest'inno alla solitudine di ieri che si fonde ancor peggio a quella d'oggi è malinconia sferzante e poetica bellissima

Massimo Mangani23 marzo 2010

malinconica visione dell'amico fidato che riamane sempre con te pur correndo nei prati verdi del paradiso

Carmelita Morreale23 marzo 2010

Quante volte sono arrivata alla fine di quel viale... un'emozione bellissima sembra quasi un contrasto tra la natura immobile nel suo perenne divenire... e la gaiezza di un fedele amico... del tutto ignaro della complessità dell'umana esistenza... Poesia congegnata con versi davvero ricercati e molto apprezzati, per le immagini evocate... Plausi calorosi.

m
maria alba patanè23 marzo 2010

Il viale come rappresentazione della vita stessa su cui passano le stagioni fino alla fine del sole morente. Solo il piccolo amico a quattro zampe tenta di rompere questa camminata il solitaria... fedele sino in fondo. Grande lirica splendide immagini, grande emozione in un'espressione che non concede nulla al superfluo. Bellissima.

Silvia De Angelis23 marzo 2010

Trarre immagini malinconiche in fondo al viale che soffonde fioche luci... il nostro fedele compagno saltella ignaro di quanto l'anima sia mesta... Lirica molto apprezzata

Conosco molto bene la malinconia e la struggente nostalgia che prende e pervade ancora, a distanza di tempo, il nostro cuore affranto quando ripensa ai propri fratelli pelosi che non ci sono più. Il mio si chiamava Artù ed era un gatto. Di notte lo sento ancora zampettare sul mio letto e quando non riesco a trattenere il "groppo" in gola penso alla fine del mio percorso. Non mi farà paura, perché so che, insieme ai miei cari, ci sarà anche lui ad aspettarmi, strofinando il muso sul mio naso.

poesia molto malinconica nella sua cruda verità...mi ha colpito molto è veramente bella