Pazzia
Giuseppe Monteleone
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Ho visto dei ragni sulle scale della soffitta
Sono anni che non salgo quei gradini sberciati
Le tele di ragno uscivano dalle fessure delle finestre
Era un chiaro segnale della presenza pelosa
Di quelle migliaia di zampette nere e grigie
Sentivo ogni tanto un lento correre un accelerare
Un forte bum come di una busta di patatine scoppiata
E poi di nuovo la corsa e alla fine un doppio bum.
La mia è una vecchia casa le finestre ogni tanto ridono
Le porte cigolano specialmente quella del bagno
Il bagnetto quello proprio sotto il lato est della soffitta
Ricordo qualche mese fa delle impronte piccoline
Sulla mensola dello specchio e dei peletti sull'interruttore
Come se qualcuno avesse tentato di accendere le luci
Durante il periodo delle vacanze di Natale il gatto
Non c'è – io – i topi – i ragni – lavorano di notte
E di giorno alacremente non si fanno vedere si
Fanno sentire sudano come piccole Penelopi alla
Loro immensa tela squadrata appesa alle travi.
Devo pensare che lo fanno per me il loro Ulisse
Devo ringraziarli per questa ammirevole dedizione
farmi coraggio e salire finalmente quelle scale
devo essere però sicuro delle loro buone azioni
non vorrei che fosse tutta una mia allucinazione
un buco nel cervello un grillo parlante un tarlo.
Forse sono pazzo forse no ma i buchi nel legno
Ci sono segno che con me vivono migliaia di tarli
Ci devo parlare forse mi torneranno utili a qualcosa
Prima o poi forse più prima che poi chissà e chissà
scriverò un bigliettino in lingua tarlese al capo tribù
aspetterò la sua risposta all'inizio della Primavera
comunque non oltre il giorno di San Benedetto
io dovrò pensare ai piccoli rondinotti affamati
delle rondini che tornano sotto il mio tetto.
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L'autore
Giuseppe Monteleone
Sono nato a Locri (RC) il 23 settembre 1957 nella casa del Gelsomino, nel quartiere della Ficandianara tra il mare e gli aranceti della costa ionica. Ho vissuto fino al 1970 a Santa Caterina dello Ionio (CZ) in mezzo alle Serre calabresi e mi addormentavo con la luce del faro di Punta Stilo. A Vinci (FI) la città di
Commenti (2)
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Sergio Melchiorre27 marzo 2010
Uno staordinario ritorno al passato, in compagnia di tanti ricordi... Straordinari i versi "...un buco nel cervello un grillo parlante un tarlo..." I poeti sono dei visionari!
Simone Bello28 marzo 2010
Una poesia questa, che elegantemente mi investe, e per qualche attimo, mi fa sollevare i piedi da terra... Già, perché i poeti sono come i bambini, quando siedono ad una scrivania, non toccano con i piedi per terra...


