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Amore 6 aprile 2010 · lettura 1 min · 7341 letture

Mangiafuoco

Fabrizio Diotallevi 138 poesie pubblicate
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Tra i bagliori di un crepuscolo si desta, dal torpore il campanile danzano allegramente le campane, su note liete di spartiti mai dimenticati ormai lontano saluto quella Venere dagli occhi di marmo il vecchio Mangiafuoco apre il sipario con lo sguardo distratto impiccate alla trave penzolavano le marionette dei mei sogni ora sono tornate per alleggerire il rimpianto di chi è condannato a sperare
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In questo mese non mi sentivo di scrivere nulla, ma la cosa che non riesco a perdonarmi, è che non ho avuto neppure voglia di leggere altro, mi scuso con tutti voi, che tanto avete fatto per me

L'autore
Fabrizio Diotallevi

sono un uomo di 44 anni, diventato scrittore per amore. Vivo di emozioni e sentimenti nonostante questo triste mondo chieda il contrario. Meglio una lacrima vera di un finto sorriso. Tramite la scrittura ho conosciuto persone straordinarie, con cuui poter condividere tutto quello che mi emoziona

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Commenti (12)

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Salvatore Ferranti6 aprile 2010

poesia velata di profonda tristezza. una favola che nasconde grande voglia d'amare. versi che mi hanno emozionato, perché conosco la purezza del cuore dell'autore. si, continua a sperare, e qualcosa, prima o poi, cambierà, sorprendentoti. applausi.

Giorgia Spurio6 aprile 2010

bellissima. allegoria dell'amore e della vita. si apre il sipario e sul palcoscenico le marionette penzolano impiccate alla trave, cercando di sollevare sogni, di allegerire rimpianti. e quella Venere dagli occhi di marmo? ossessione di un cuore innamorato... che forse abbia anche trafitto il cuore di Mangiafuoco? e l'uomo, spettatore innamorato...è lì a cercar di non rimpiangere... l'uomo "colui che è condannato a sperare". stupenda la chiusa

Giovanna De Santis6 aprile 2010

poesia meravigliosa d'amore in veste fiabesca e come ogni fiaba rivela profondità la chiusa dona belle e toccanti emozioni inchini e bentornato di cuore Fabrizio mancavi tanto a noi!

Kiaraluna6 aprile 2010

Suvvia Fabrizio... la condanna è sperare non è così terribile... c'è di peggio, te l'hanno mai detto? i miracoli accadono... e la tua anima si sta risvegliando a primavera... questi versi lo dimostrano. Piaciutissima!

Clara Gismondi6 aprile 2010

Dai! Forse ci chiedevamo dove fossi finito e così sei tornato (mi sembra anche di capirlo dai versi). A volte fili invisibili ci legano al di là di tutto. Non è sempre bene essere legato a delle aspettative ma qui non si parla di quello, è proprio il piacere di leggersi... Veniamo alla poesia: caro mangiafuoco lascia le marionette libere di penzolare, sono pur sempre marionette e tu hai bisogno di alleggerire ill rimpianto di una Venere... Buona poesia... Bella poesia!

Lina Sirianni6 aprile 2010

Ci si risveglia dai torpori e ci si ricade... sono attimi che possono durare giorni mesi o anni, l'importante è tornare con la propria condanna ... I sogni... Molto apprezzata

Sogni impiccati, è vero, ma che non sono ancora finiti nel fuoco che servirà a Mangiafuoco per finir di cuocere l'arrosto... Forse, tra quelle marionette impiccate, qualcuna si dimena ancora, debolmente, è vero, ma forse vale la pena di staccarla dal chiodo e riprovare a farla camminare...

Antonio Biancolillo6 aprile 2010

Bella nei versi... bella nel contenuto... bello il ritorno nella poesia ...anche se dettati dalla tristezza... un rimpianto che ha lasciato il segno... per quell'amore amato... rimasto solo nella sua vana speranza... e nelle fiabe ci deve essere sempre il lieto fine... e quel lieto fine è proprio la speranza dell'attesa di un qualcosa di nuovo... e quelle marionette ritorneranno a portare i loro sogni tra quei fili... Molto bella... carissimo Fabri...

Angela6 aprile 2010

Splendida poesia CONDANNATO A SPERARE. In queste due parole la grandezza di un grande poeta racconta l'immensità del dolore e della felicità che spesso si intersecano fra di loro e ci destabilizzano tramutando una bellissima speranza nella sofferenza di una condanna BELLISSSIMA

Antonella Bonaffini6 aprile 2010

Io insisto... si cade anche per poi rialzarsi... tu non lo sai ancora ma adesso ce l'hai fatta davvero! Bentornato...

Rita Minniti18 aprile 2010

Con preziose metafore, così come ormai ci ha abituati l'autore, si spiega questa magnificenza dal sapore antico ma reale... dove le parole scivolano con dolcezza sul cuore. Un cuore che magicamete si è allontanato dalla tristezza per aprire le porte al sole. Splendida interpretazione... Mille applausi!

A volte capita di cadere nel torpore e sembra di non sentire le emozioni che la vita ci chiede di assaporare. Per fortuna è solo una fase da superare e le campane continuano a suonare note mai dimenticate molto bella questa metafora. Poesia letta con interesse e tanto piaciuta