C. 3. 3. c. 6. 6
Pietro Roversi
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Vide i visi di chi gli fece visita
in carcere, ma degli altri seppe solo
vaga traccia, lo sconforto del racconto
indiretto, se non addirittura un nulla di fatto.
Ad ogni buon conto, chi c'è c'è
e chi non c'è non c'è.
Similmente, uno dovrebbe davvero avere
un cuore di pietra per apprendere
del fatto della Nella senza piangere.
Ridere di sé, piangere per gli altri, questo
importa, ma io personalmente
sono un Principe Spruzzino:
imparto un'onda verso il prossimo
e poi me la riprendo in faccia,
tipo fiotto di seme o bere
un fluido (acqua diaccia
o latte) direttamente dalla bocca
di chi mi bacia. Sono un radar.
La fiducia insomma in me va
riposta usando un simbolo, metà
di un oggetto che combacia.
Il resto è irraggiungibile, persino
con un codice amico. Poi mi dico, un fatto
che colpisce o che annienta chi ama chi amiamo,
come lo comunichiamo?
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L'autore
Pietro Roversi
Sono un anarchico tradizionalista, un rivoluzionario conservatore e un iconoclasta benigno. Nella vita faccio il biologo strutturale, in Inghilterra. Ho scritto più di 500 poesie in 25 anni. A Settembre 2018 è uscito il mio ultimo libro: "Tirare l’acqua" (Gattomerlino Edizioni, Roma, 2018). Nell’autunno 2017 sono usc
Commenti (1)
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F
Ferdinando Giordano9 aprile 2010
poesia del disincanto, del sapore cronicistico, del lirismo controverso e contrappuntato ad un'apparente semplicità che non è tale, perché profonda è l'emotività che sposta quei semplici liquidi fino alla bocca che bacia: una sovrapposizione che può compiersi giacché non è dato essere dentro in toto, pur avendo le chiavi dell'altro antro. Come mai? Alla chiusa, l'ardua risposta. Sempre bravo,
