Dialogo con Amore
Antonella Borghini Anto Bee
413 poesie pubblicate
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Non mi ricordo quanto tempo era passato
dal giorno in cui il mio cielo era caduto
so solo che al posto suo ormai c’era un bel prato
con qualche fiore stento un po’ sbiadito
Cercando nell’armadio del passato
un giorno decisa a far pulito
trovai sotto un ricordo un po’ sdrucito
la chiave del paradiso mio perduto
Credetemi l’avevo ormai dimenticato
eppure quel sogno m’aveva accompagnato
nell’anima e nel corpo di bambina
era la festa del sole ogni mattina
la voglia d’imparare quel battito del cuore ingarbugliato e strano
che ancora non sapevo
avrei chiamato amore
Risento ancora l’effetto che ho provato
il giorno che per caso il mio sguardo l’ha incontrato
un’alchimia di sensi e di profumi - di palpiti,
di labbra tremolanti e prepotenti battiti d’amanti
Con cura quella chiave ho tenuta fra le mani
accarezzata come una vecchia gatta
e quando l’ho inserita nella toppa,
che miagolando si è aperta piano, piano, ho intravisto ieri vestito da domani
Il buio che regnava era assai strano
mi ricordavo un posto illuminato di notturna luna opalescente e cinerina
di limpido sole di risveglio la mattina
invece ora la polvere sovrana copriva tutto con la sua cortina.
Entrando, come ospite curiosa,
brancolando con la mano tesa
maldestra ho urtato qualche cosa che cadendo illuminò improvvisa
- la vecchia lampada regalo di zia Caterina -
stava per terra in mille pezzi rotta
umiliata da l’improvvisa botta
solo il caso o forse la magia accesero quella lampadina.
Per incanto quella luce riportò tutto come allora
il suo sorriso, la mano che mi accarezzava piano,
il primo bacio dentro a quel portone
fuggiti da una pioggia che scendeva invano
che diventò tempesta dispettosa, da non poter tirare il riso,
il giorno del sì pronunciato fra lacrime e sorriso.
Con lo sguardo percorrevo intorno
i piccoli oggetti del mio quotidiano,
che persi, rotti, gettati senza scampo
tornavano col carico del tempo
a ricordare che le cose di valore
non hanno del valore delle cose lo stesso sentimento.
Come lampo di un fotografo maldestro
tutto era durato
mentre il mio sguardo accecato
cercava a stento di ricordare un istante,
l’oggetto, l’emozione da riportare indietro e conservare,
l’immagine preziosa da non dimenticare,
ecco una voce che nel buio di lampi maculato
mi disse:
- Hai visto? L’avresti mai creduto che tutto l’amore che hai sognato
sarebbe poi sparito, nascosto tra le spire dell’ego prepotente di un eros seducente?
- Chi sei?
Risposi con tono incuriosito e spaventato
- Sono l’amore in persona, quello che camuffate sotto mentite spoglie,
quello che tirate in ballo ogni volta che volete soddisfare un po’ di voglie. Sono stanco, che credete, delle vostre balorde confessioni, del poi rotto in frantumi, che lascia a me il compito di risanarvi le ferite.
Senza parlare poi delle maledizioni, a dir che non esisto se non tra i poeti o tra quelli di se stessi eternamente innamorati. Son stanco d’ illusioni, di tutti quei furboni che nel mio nome nominato invano, spacciano e abusano di tutti i sentimenti, nel desiderio vano di nuove emozioni e restare per sempre giovani e gaudenti.
Non sapendo cosa proferire, intimorita da così grande esperienza, con un colpo di tosse mostrai imbarazzata la mia presenza.
- Tossisci senza saper che dire, è ovvio che le mie parole ti lasciano così, senza capire!
- Sì capisco, ma vedi caro Amore, scusa la licenza, ma se è vero che di te non sappiamo fare senza è anche vero che sei tu imbizzarrito, che scagli sguardi e calde promesse a noi che siamo facili preda dei tuoi dardi e che, perdonami l’ira, dovresti avere miglior mira. Dovresti dire al tuo amico Tempo, che oltre alle rughe e all’invecchiamento e che oltre al suo passare nemmeno tanto lento, si ricordasse di celare al cuore il brivido dell’innamoramento.
Finché ci è dato di poterlo fare, caro amico mio, è inutile sperare...
Il suono della sveglia
mi dice che è mattino
e penso che il sogno,
padrone della vita mia,
m’ha regalato l’ennesimo teatrino.
D’un tratto il gatto che mi sta vicino
si struscia e, miagolando piano,
m’ indica qualcosa sul cuscino...
E’ una chiave con attaccato un bigliettino
c’è scritto: "Paradiso Perduto" con un frego cancellato
e più sotto a grandi scritte d’oro
"Paradiso Ritrovato"
...sta a vedere che non ho sognato!
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Commenti (3)
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Giovanna De Santis9 aprile 2010
Da recitare in teatro! Bella tra ricordi sogno e realtà il dialogo con l'amore è strepitoso in fondo dice il vero magnifica opera complimenti!
Nemesis Marina Perozzi9 aprile 2010
Strepitosa riflessione! Dovremmo andare a rovistare più spesso nell'armadio del passato! Chissà quanti momenti dimenticati, sbiaditi, superficialmente messi da parte potremmo trovare!
Clara Gismondi9 aprile 2010
Carinissima questa soria in versi! Mi è piaciuta molto!



