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Fantasia 9 aprile 2010 · lettura 5 min · 2249 letture

Dialogo con Amore

Antonella Borghini Anto Bee 413 poesie pubblicate
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Non mi ricordo quanto tempo era passato dal giorno in cui il mio cielo era caduto so solo che al posto suo ormai c’era un bel prato con qualche fiore stento un po’ sbiadito Cercando nell’armadio del passato un giorno decisa a far pulito trovai sotto un ricordo un po’ sdrucito la chiave del paradiso mio perduto Credetemi l’avevo ormai dimenticato eppure quel sogno m’aveva accompagnato nell’anima e nel corpo di bambina era la festa del sole ogni mattina la voglia d’imparare quel battito del cuore ingarbugliato e strano che ancora non sapevo avrei chiamato amore Risento ancora l’effetto che ho provato il giorno che per caso il mio sguardo l’ha incontrato un’alchimia di sensi e di profumi - di palpiti, di labbra tremolanti e prepotenti battiti d’amanti Con cura quella chiave ho tenuta fra le mani accarezzata come una vecchia gatta e quando l’ho inserita nella toppa, che miagolando si è aperta piano, piano, ho intravisto ieri vestito da domani Il buio che regnava era assai strano mi ricordavo un posto illuminato di notturna luna opalescente e cinerina di limpido sole di risveglio la mattina invece ora la polvere sovrana copriva tutto con la sua cortina. Entrando, come ospite curiosa, brancolando con la mano tesa maldestra ho urtato qualche cosa che cadendo illuminò improvvisa - la vecchia lampada regalo di zia Caterina - stava per terra in mille pezzi rotta umiliata da l’improvvisa botta solo il caso o forse la magia accesero quella lampadina. Per incanto quella luce riportò tutto come allora il suo sorriso, la mano che mi accarezzava piano, il primo bacio dentro a quel portone fuggiti da una pioggia che scendeva invano che diventò tempesta dispettosa, da non poter tirare il riso, il giorno del sì pronunciato fra lacrime e sorriso. Con lo sguardo percorrevo intorno i piccoli oggetti del mio quotidiano, che persi, rotti, gettati senza scampo tornavano col carico del tempo a ricordare che le cose di valore non hanno del valore delle cose lo stesso sentimento. Come lampo di un fotografo maldestro tutto era durato mentre il mio sguardo accecato cercava a stento di ricordare un istante, l’oggetto, l’emozione da riportare indietro e conservare, l’immagine preziosa da non dimenticare, ecco una voce che nel buio di lampi maculato mi disse: - Hai visto? L’avresti mai creduto che tutto l’amore che hai sognato sarebbe poi sparito, nascosto tra le spire dell’ego prepotente di un eros seducente? - Chi sei? Risposi con tono incuriosito e spaventato - Sono l’amore in persona, quello che camuffate sotto mentite spoglie, quello che tirate in ballo ogni volta che volete soddisfare un po’ di voglie. Sono stanco, che credete, delle vostre balorde confessioni, del poi rotto in frantumi, che lascia a me il compito di risanarvi le ferite. Senza parlare poi delle maledizioni, a dir che non esisto se non tra i poeti o tra quelli di se stessi eternamente innamorati. Son stanco d’ illusioni, di tutti quei furboni che nel mio nome nominato invano, spacciano e abusano di tutti i sentimenti, nel desiderio vano di nuove emozioni e restare per sempre giovani e gaudenti. Non sapendo cosa proferire, intimorita da così grande esperienza, con un colpo di tosse mostrai imbarazzata la mia presenza. - Tossisci senza saper che dire, è ovvio che le mie parole ti lasciano così, senza capire! - Sì capisco, ma vedi caro Amore, scusa la licenza, ma se è vero che di te non sappiamo fare senza è anche vero che sei tu imbizzarrito, che scagli sguardi e calde promesse a noi che siamo facili preda dei tuoi dardi e che, perdonami l’ira, dovresti avere miglior mira. Dovresti dire al tuo amico Tempo, che oltre alle rughe e all’invecchiamento e che oltre al suo passare nemmeno tanto lento, si ricordasse di celare al cuore il brivido dell’innamoramento. Finché ci è dato di poterlo fare, caro amico mio, è inutile sperare... Il suono della sveglia mi dice che è mattino e penso che il sogno, padrone della vita mia, m’ha regalato l’ennesimo teatrino. D’un tratto il gatto che mi sta vicino si struscia e, miagolando piano, m’ indica qualcosa sul cuscino... E’ una chiave con attaccato un bigliettino c’è scritto: "Paradiso Perduto" con un frego cancellato e più sotto a grandi scritte d’oro "Paradiso Ritrovato" ...sta a vedere che non ho sognato!
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Ascoltando un chiacchiericcio di donne, che spettegolavano davanti ad un the, mi è venuta in mente questa riflessione che ho espresso in fantasia. Chi si riconoscesse tra queste parole, sappia che NON è puramente casuale... Sorridendo.

L'autore
Antonella Borghini Anto Bee
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Commenti (3)

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Giovanna De Santis9 aprile 2010

Da recitare in teatro! Bella tra ricordi sogno e realtà il dialogo con l'amore è strepitoso in fondo dice il vero magnifica opera complimenti!

Strepitosa riflessione! Dovremmo andare a rovistare più spesso nell'armadio del passato! Chissà quanti momenti dimenticati, sbiaditi, superficialmente messi da parte potremmo trovare!

Clara Gismondi9 aprile 2010

Carinissima questa soria in versi! Mi è piaciuta molto!