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Impressioni 10 aprile 2010 · lettura 1 min · 4699 letture

Anch'io suonavo la chitarra

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Dalassa 282 poesie pubblicate
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io cantavo non ero felice ma cantavo impugnavo la chitarra e volevo affilarmi i denti come faceva Jimi suonavo anche la batteria con i ferri della maglia sulla mia poltrona ma il tempo batte la sua assenza ora come figura danzante di un'ombra senza sonno occulta sulla vecchia strada a camminare quando nessuno più ti riconosce dove tutto fugge da una tana di passione che ancora macchia il cuore un po' come accettare neve a primavera in mezzo al bianco che appare in sogno e mi fa muovere con compulsione le braccia affondando le mie gambe in una coltre di neve profonda rincorsa ai ricordi come passi pesanti nel bianco indiscusso della mente cadenza di fatica frenata per una calpestata primavera che tappezza prati con fiori di cartapesta.
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L'autore
Dalassa

Non amo parlare della mia vita ma amo leggerla, tradotta in pensieri, sensazioni, poche righe che mi aiutano ad auto analizzarmi. I versi che scrivo attingono ed evocano in me immagini surreali che suggestionano da lungo tempo la mia fantasia. Rileggendomi però non sempre mi riconosco. Cerco di proiettarmi in ciò che e

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Commenti (15)

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Aldo Bilato10 aprile 2010

"un po' come accettare neve a primavera" dice tutto... mi pare come un moto di ribellione e poi resa forzata... dal fato e dall'incedere della vita... i versi tuoi, m'affascinano sempre... e questa è cosa gradita. complimenti. cià.

Kiaraluna10 aprile 2010

Il tempo che porta e riporta primavere, portandosi via ogni volta una manciata di noi, mentre camminiamo con difficoltà nella neve alta della stanchezza. Profondamente sentita, inchino Daniela.

Giovanna De Santis10 aprile 2010

E si cantava anche se in quel mentre eravamo insoddisfatti ma ci accontentavamo delle piccole cose poi il tempo con le avversità segna non rimane che accettarlo... ci sentiamo come aver calpestato primavera e camminare ora su prati finti, profonda poesia stesura meravigliosa così l'ho letta chiedo scusa se in errore

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Pp10 aprile 2010

Il tempo che passa, inesorabile... affondi nella neve, metafora calzante, ma si va avanti anche se faticosamente... lasci alle spalle quello che è stato, fardello che porti, non è solo il peso... Così l'ho letta... Stupenda la messa in versi! Fiocco!

Salvatore Ferranti10 aprile 2010

A volte ci fa davvero male questo tempo che passa... ci ferisce a morte. non è facile, lo so, rialzare la testa, non è facile concedersi una nuova chance. ma questa è la vita, che ci piaccia o no, inchiodata nello scorrere inesorabile del tempo. bella lirica.

Giorgia Spurio10 aprile 2010

bella. non si è felici... ma quando si suona tutta la linfa prende vibrazione... i nervi si tendono e si rilassano... e il tempo batte... musica che va a tempo... fino a quando ci si accorge di un'ombra senza sonno occulta sulla vecchia strada, su una strada di sconosciuti, dove tutto fugge e tutto macchia il cuore. il tempo passa... e quella strana sensazione che accompagna l'angoscia, i perché senza risposta, è neve profonda che ingoia le gambe... neve già difficile d'accettare quando a primavera vorresti la rinascita del sole... e la fatica è lì come "calpestata primavera che tappezza prati con fiori di cartapesta".

Mario Bugli10 aprile 2010

Già il titolo dice tutto... in quel verbo usato al passato, c'è una sorta di delusione, unita alla rassegnazione. Il tempo dei miti e dei sogni è finito, e con loro se n'è andato anche l'odore e il sapore delle primavere, con i suoi fiori veri... ora sono rimasti solo quelli di cartapesta... notevole capacità di descrivere profonde sensazioni... bella!

Calogero Pettineo10 aprile 2010

La musica che bellezza che poesia riempie l'anima a volte più delle parole, versi che ti riportano indietro come una musica che ti sta nel cuore che non si riesce a dimenticare. Molto gradita

Barbara Rossi10 aprile 2010

Ricordi di un passato che malinconici ritornano con il senso din una vita che sfugge, e sono fiori di cartapesta i momenti in cui il vuoto riempe ogni spazio. E' il senso che ho colto, comunque Splendida!

Rossella Gallucci10 aprile 2010

Il passare degli anni ci porta a ricordare spesso quello che eravamo e ci mette di fronte ad una nuova realtà. Si, si fa più fatica, come camminare sulla neve sapendo che sotto c'è una primavera ormai calpestata per noi che non abbiamo più gli stessi entusiasmi. Bisogna trovare la propria dimensione e adeguarla ai nuovi ritmi di vita... Scritta molto bene. Graditissima

Antonella Bonaffini13 aprile 2010

Una poesia di straordinaria bellezza, riflessione pacata la tua... da assaporare!

Non è vero che da giovani si è sempre felici. Ci sono comunque i malesseri, le malinconie, ma ci sono i sogni, le fantasie, che aiutano... Io continuavo ad immaginare di essere là, a Woodstock... Ora che il tempo è passato, non abbiamo più quelle fantasie esaltanti che ci facevano immaginare di poter sovvertire il mondo... Arranchiamo, affondando i passi in questa neve che sembra non volersene andare e il cammino diventa sempre più faticoso...

Clara Gismondi13 aprile 2010

Molto bella... La poesia parla all'uomo al suo tempo su questa terra, alle sue primavere e agli inverni nelle primavere con una bellezza nei versi che mi hai fatto immedesimare e commuovere.

Nadia Mazzocco13 aprile 2010

Ma che stupenda questa poesia, questo nostro tempo che passa, i nostri miti, i nostri sogni... e le esperienze che sicuramente ci sono servite, sia negative che positive, e di queste ultime, ci rimangono i ricordi per fortuna. Molto profonda anche la chiusa. Mille applausi!

Raggioluminoso13 aprile 2010

Versi di grandissimo impatto emotivo. Dopo la lettura, profondi sono i solchi lasciati nell'animo. Un susseguirsi di emozioni per le immagini evocate, che forse a molti son comuni. Letta, riletta, assaporata e "ingoiata". Meravilgiosa, intensa e profonda!