La vecchiaia
Ormai, c'ho l'anni,
er tempo nun lo inganni.
Me guardo allo specchio...
e chi vedo... un povero vecchio.
nun so' triste, solo un p'ò arrabbiato.
e me chiedo perché mai so invecchiato.
Tutte le matine passo davanti a un cipresso...
ma perché dopo settant'anni è sempre lo stesso!
Me ricordo quanno ero bambino
annavamo lì e ce giocavamo a nascondino.
Rimanevamo lì a faie compagnia, fino a che er sole nun annava via.
Tornavo a casa tutto sudato.
con mia madre che intanto aveva preparato lo stufato.
Ma quanno li senti più quei sapori.
ora trovi tutto nei congelatori.
Sembra pure er colore der cielo s'è invecchiato
il suo manto non è più brillante e stellato.
indietro nun se po' tornà
perché la vita, tu l'hai vissuta già,
è na rota che gira,
prima o poi a ogniuno ariva.
io me sento come un treno arrivato alla stazione
e dentro de me c'ho un gran magone,
ma l'anima mia è sempre viva.
Forte come l'onda che infrange la riva.
così me sento ancora io,
e questo lo po' capi' solo Dio.
Quanno sei giovane tutto questo n' te spaventa...
perché senti de rimane' all'anni trenta!
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Commenti (1)
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Veitla13 aprile 2010
come sa cogliere la vecchiaia questa poesia! Splendida! Sarà che anche io ormai stoin questa fase e mi ci ritrovo! Bella
