I capezzoli della Madre Inverno

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Non sarò paziente testimone della silenziosa notte, che dona il sonno a colui che riposa. Come una gatta muta, salterò e correrò sul letto sfatto e sul freddo pavimento, abbassando la guardia, per leccare con ruvida lingua anche la notte, che non vuole abbandonare il cielo. E il tempo oscillerà tra presente e passato, per ricordare quel rancore, che abbiamo portato in grembo, che ha generato soltanto rabbia... La fuga del cervo forse non andrà a buon fine.
Hai un dono!... è superfluo calarsi nelle stive della tua mente... perché ci si troverebbero solo esche per topi... i versi tuoi non lasciano scampo... nemmeno ai nobili roditori... che dell'underground sono i signori... la metafora t'è madre... il canto delle sirene ti rapisce... e non ti leghi all'albero maestro come Ulisse... ma sfidi il mondo e le sue tempeste... complimenti vivissimi. cià.
Versi di una bellezza incredibile, poesia che stupisce per la capacità espressiva dell'autrice, capace di mettere in ballo vita ed emozioni.
S'aspetta che il canto d'aurora, munto da vermigli seni all'albeggiar si posi su quei letti disfatti di notti impazienti. Belle metafore
splendide metafore un ritmo profondo e riflessivo, un sentire forte intima splendida stile impeccabile
Poesia d'incredibile originalità... I miei complimenti più sinceri per una poesia letta d'un fiato e riletta... brava davvero.






