Speranze già usate
Non siamo più giovani
ma non siamo ancora morti.
Dovremmo avere il destino
nelle nostre mani,
più spesso stringiamo
nei pugni solo foglie secche.
Pochi i diplomi appesi,
preferiamo quelle fotografie
sorridenti dei nostri figli,
che ogni giorno
scappano
più lontano.
A sera, contiamo
le seggiole piene
e quelle vuote,
e siamo felici
quando possiamo
tagliare questo nostro
pane salato,
e non il silenzio
di cuori nascosti
sotto sguardi fissi.
Poi, al buio,
immobili
in quei letti
che ci conoscono
a memoria,
coloriamo la stanza
con speranze già usate.
©
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