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Poesia 12 giugno 2010 · lettura 1 min · 2354 letture

Arbitrarietà del nome proprio

A
Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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Antonio sono per stato civile, e questo nome non è mai cambiato, nonostante quel tempo che è passato e che mi porterà all'età senile. Eppure forse io non sono stato Antonio che in rarissimi momenti, quando dovevo con dei documenti mostrare dove e quando sono nato. Invece a volte sono stato Ulisse, quando per ammirare un po' il creato mi sono dalla casa allontanato, scegliendo un viaggio che mi convenisse. Ho forse altre volte dimostrato di meritare il nome di Platone, quando cercavo qualche spiegazione di ciò che avevo visto ed assaggiato. Solo a Lisbona, a Padova, a Afragola col nome mio mi sono confrontato, e questo m'ha portato al risultato d'essere Antonio solamente allora.
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Domani è il mio onomastico, verso il quale ho sempre mostrato scarso entusiasmo. Sant'Antonio nacque a Lisbona ed operò a Padova; dalle mie parti, ad Afragòla, c'è un'importante chiesa dedicata al santo ed abbastanza conosciuta dalla popolazione della zona.

A
L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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Commenti (4)

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Calogero Pettineo12 giugno 2010

una arguta riflessione su una usanza orma quasi decaduta di tramandare il nome. cmq un nome è solo un nome non cambia la nostra sostanza. vedi il mio.

Elisabetta Maltese12 giugno 2010

Con leggerezza descrivi le sfaccettature che rendono complesso l'Uomo. Pessoa dava dei nomi ai suoi vari sè e nulla ci vieta di fare lo stesso, a pensarci... alla fine credo che dentro di noi ci sia un condominio e i tuoi versi mi parlano del tuo diventando però condivisibili da chi legge solo variando i personaggi che nomini. Ammetto di non amare la rima ma qui dona leggerezza ed ironia ad un argomento serio: il riconoscimento del sè in un qualcosa che ci viene dato e non scelto e la sua poliedricità.

Monilèo12 giugno 2010

"Nomen omen" "Nomina sunt consequentia rerum". La "filosofia" costante del Terracciano si sforza di rovesciare questo principio degli antichi romani e si riconosce nel nome quando non si trova nell'elevatezza del pensiero, dedito invece a mostrare documentazioni d'anagrafe, mentre quando la mente si eleva, in altre circostante, egli perde il suo anagrafico nome di Antonio e si chiama Ulisse, Platone o in altro modo. Io invece avverto, nel mio nome, Lorenzo il "nomina sunt consequentia rerum" dei latini, perché sempre mi ritrovo in gratella, come il Santo dal quale ho preso il nome... virtualmetne s'intende. E sono moralmente rosolato nel tormento, o da me stesso provocato o, non so se più spesso o meno, dagli altri.

Hai toccato un argomento che mi è sempre stato molto caro: quello del nome. Io sono molto fiera del mio e ho sempre detestato profondamente coloro che tentavano di storpiarlo con un diminutivo. In alcune circostanze, però, mi sono sentita derubata, costretta a nasconderlo, a "dimenticarmi" della sua esistenza, sentendomi priva d'identità. Mai più, nella mia vita, rinuncerò all'onore con cui lo porto, per paura d'affrontare la battaglia.