Sete di potere
Lucia Volpi
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Giocavamo in giardino
io alla mamma
tu ambivi
a diventare Dio.
Affascinato
annusavi i diamanti
che indossavano i grandi.
Coi capelli alla lacca
e le figurine
in cartella
avevi già scordato
le parole sante
che tua nonna
ti aveva disegnato
sulla soglia di casa.
Ora giaci
su un giornale straccio
tra una fiamma e un elogio
sul camino che fatica
a prendere fuoco.
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L'autore
Lucia Volpi
Commenti (3)
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Nemesis Marina Perozzi20 giugno 2010
Purtroppo la sete di potere è un virus che contagia fin dall'infanzia coloro che non riescono a far tesoro degli insegnamenti dei loro familiari. Si comincia con le biglie e le figurine, poi...
A
Arelys Agostini22 giugno 2010
Lirica che è come un pugno in testa dove si fa vedere come nasce quella sete di potere. Magnifica e molto apprezzata. complementi.
Marco Monti22 giugno 2010
Triste poesia, triste verità ciò che ci fà grandi rischia di anullare le cose più belle che alla fine sn le più semplici e le più umili... e il finale di questa poesia è davvero stupendo! brava lucia... la conservo!


