All'inchino dei menhir
Giorgia Spurio
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Schegge di cielo
sull'avorio ustionato
delle parole in tuoni
Saranno neve di fuoco
in petali di ghiaccio
Pugnali e punte di freccia
Ai minareti delle essenze
La mirra delle statue senza occhi
E gli affreschi senza più silenzi
Diademi di corallo
Fulmini di collane
di rosari in mani bucate
di monaci e bambini
Perché la gente non li sente?
I pianti dei bimbi
imprigionati ancora nel labirinto?
È Solitudine la vera madre del Minotauro
Dove follia scende a lacrime di rugiada
sulle epidermidi delle formiche
È il buio in gola
ad espirare paure
È la caverna dei draghi
a raccogliere pellegrini
Gridano i megaliti
a tendere all'infinito
i loro indici di pietra
all'ignoto divino.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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D
Dalassa6 luglio 2010
La nostra unica essenza unisce cielo e terra con metaforiche ma nello stesso tempo reali figure imponenti. Il nostro spirito silente si erge ad indicare la via e l'energia interiore che ha grande potenza irrazionale, ma è lì, esiste nella storia e testimonia il ciclo degli esseri viventi. Così la sento, per me è meravigliosa.
