Alle Memorie di Auschwitz
Addio, sguardo senza faccia,
mai voluto nel compiersi dell'alba
in questi cieli banditi
dai tempi temuti dalle nubi,
non crescerà più l'erba
nei campi lager
per un capriccio di guerra,
è di un fatto senza il passo
sopra le spighe smorte,
nel somigliare a un capello
bianco prima di me.
Insegna ritrovata
di cancelli verniciati,
fili pungenti spezzati
e sagome di mura parlanti,
che non sanno più dire:
se c'è un'altra voce,
rammenta le sciarpe d'ebrei,
i volti vuoti dei senza nome
e le false docce di vita,
presi da terra
e dati a te che non guardi.
E la sera,
una fiaccola di brace
nel giorno della memoria
svuota il cielo dal cupo
libeccio che si creò,
per dire di si, io ci sono,
qui senza nessun ricordo,
ma con l'anima in mano
e un respiro che sa di cenere,
a squadrare il silenzio
debitore delle movenze,
di un saggio velo, ricordo.
E quella che fu
obbligata migrazione
con sentenza di morte,
non cerca uva senza vite
senza annate d'aceto
né passi con ombre diverse,
lì dove tutto tace
alle memorie di Auschwitz.
🌐
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L'autore
Sal
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