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Paolo Ursaia
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Non t'odio,
che sarebbe darti
dignità d'essere umano,
osceno aborto di viscido verme;
disprezzo ogni cosa di te
sadico violentatore d'anima
profanatore della fiducia
dell'antica tua vittima.
Abominevole
nel tuo lercio ipocrita perbenismo
che millanta meriti
ed è solo ghigno beffardo,
ti rimando ad Altrui giustizia,
e godo del novello sorriso
della donna che amo,
e ne rimargino testardo le tue ferite.
©
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L'autore
Paolo Ursaia
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
Commenti (1)
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Antonella Bonaffini13 luglio 2010
Ribellione palesata in versi di grande intensità caratteriale... molto apprezzata per la realtà espressiva che trapela. Bella.

