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Natura 18 luglio 2010 · lettura 1 min · 1097 letture

Trebbiatura

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Oggi non più, ma ancor nella mente di tempi i ricordi or lasciati all'oblio, quando presto il mattino il richiamo di voci annunciavan il raduno di gruppi d'amici. Ci si dava una mano senza chiedere ritorno e nei campi abbrunati, sotto un sole che avvampa, si raccoglievan le spighe. Benché il meriggio sia soffocante sotto i dardi del sole volentieri si suda, per estrarre quel frutto di Cerere dono, di fertilità.
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Commenti (7)

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Abbiamo abbandonato la civiltà contadina, in nome di un progresso che ci ha facilitato la vita, ma che ha distrutto i momenti di aggregazione sociale che mantenevano unite le comunità. Ho respirato profumi antichi mai dimenticati, leggendo questa lirica.

mario calzolaro18 luglio 2010

Ritorno alla terra, alla natura ed ai suoi frutti in questa bella lirica in cui è appunto possibile sentire "odori e profumo di natura".

Salvatore Ferranti18 luglio 2010

una poesia che parla del passato, di un tempo in cui le cose erano "buone", ed anche i sentimenti. valori che si sono persi nelle sabbie del tempo. purtroppo.

Raggioluminoso18 luglio 2010

Uno sguardo alla natura, con negli occhi i valori antichi, troppo spesso dimenticati in questa modernità. Molto, molto piaciuta.

molto bella la tua riflessione, mi hai fatto tornare indietro con il tempo quanado da bambina mi affascivana la mietitura... i canti dei contadini le camicette colorate ricurve per la mietitura... molto apprezzata...

S
Silvia Cingolani19 luglio 2010

mio padre quando era ragazzo lavorava con le mieti trebbie (ma si scrive così) e ricorda quei giorni come faticosi ma pur sempre giorni di convivialità e allegria. Molto bella.

Nadia Mazzocco22 luglio 2010

Seguo il pensiero del poeta, che si addentra nel bellissimo e intenso ricordo: "e nei campi abbrunati,/sotto un sole che avvampa,/si raccoglievan le spighe." Un grande omaggio alla terra che d'estate dona la sua ricchezza all'uomo, Condivisa ed apprezzata tanto questa lirica.