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Riflessioni 22 luglio 2010 · lettura 1 min · 4327 letture

Posa nera di fondo

luigi88 303 poesie pubblicate
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Cos'è uno sguardo fisso se non una tristezza in volo? Alla luce fioca di una soffitta scorro i tempi morti di una sconfitta... Un riflesso indefinito sulle mie dita, segno stanco di un giorno nauseante; sono una nota lontana e ovattata che nessuno ascolterà giungere. Non c'è mai troppo spazio per il vuoto: nel suo vortice il tutto e nulla di più. Ogni giorno scelgo una posa, dipinto incompleto di una vita in prosa.
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L'essere naturali non è affatto la cosa più naturale...

L'autore
luigi88

Sono voce e volto (purtroppo) di una follia in ascesa continua...il resto chi vorrà, potrà leggerlo, ma senza troppa cura.....

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Commenti (6)

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alessio carlini22 luglio 2010

ci sono angoli d'umanesimo ristretti ad un determinato popolo, che se ti guardi attorno ci ascolta... riflesso indefinito sulle dita... ha volte ho l'impressione che sia il sangue a suggerire l'inchiostro, tra il dolce e l'amaro dei momenti quotidiani... il suono ovattato mi trasporta al brano over the rainbow arrangiato per tromba solista in sordina... il trombettista è lontano dal palcoscenico, il concerto si tiene in giardino e dietro le spalle di tutti, dalle ombre di una quercia, spunta l'armonia attraversando e coinvolgendo gl'ospiti seduti a leggerti. grande luigggggi grazie un abbraccio

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X Bruna Rossini22 luglio 2010

Provoca forte emozione l'immagine data dalla domanda iniziale. I quattro versi finali, per completezza ed intensità, possono essere considerati una splendida breve.

Giorgia Spurio22 luglio 2010

non siamo mai nessuno quando poi indossiamo mille maschere in migliaia di pose. lo sguardo fisso è realmente tristezza in volo? la luce fioca in una soffitta è realmente tempo morto di una sconfitta? l'anima si ciba di riflessi al pensare delle prossima nausea del nuovo giorno. nella luce fioca della soffitta ci si perde nel buio il pensiero se mai voce, la nostra, sarà suono ascoltato dagli altri o rimarrà lontano e ovattato. il vuoto occupa, prende, strazia, domina... impero senza mai confini. è uragano che rapisce e divora ogni cosa. e così...ogni mattina una nuova maschera da indossare e una nuova posa da decidere. l'ultimo verso... se la poesia può esser intesa perfezione così noi, in nuove maschere non siamo che imperfezioni dipinte in prosa.

In Venere veritas23 luglio 2010

mi ricorda una sensazione che ho provato una volta. essere naturali non è affatto semplice.

Emiliano Carosi24 luglio 2010

La testimonianza di un senso della libertà da definire, un abbraccio alla vita, un ricercare tra le onde di questo vivere, una felicità interore da conquistare...

L Falchero24 luglio 2010

questa nota lontana e ovattata sarà invece ascoltata da molti ...che la troveranno estremamente melodiosa, profonda e carica di significato... lo stile dela poesia mi pare impeccabile. ogni parola è essenziale e il contenuto ha grande intensità...la naturalezza ci è davvero faticosa anche perché spesso perdiamo di vista la nostra più vera identità, ci atteggiamo a personaggi più o meno inconsci, che sono quelli che gli altri si aspettano o che noi stessi ci imponiamo di essere e alla fine ci sentiamo vuoti e infelici, smarriti e incerti . Questa mancanza o difficoltà di naturalezza porta di conseguenza una difficoltà anche di relazionarci con gli altri in modo autentico al di là dei vari formalismi e abitudini