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Morte 5 agosto 2010 · lettura 1 min · 2306 letture

Canto di un'abbandonata cicala

Gianpiero De Tomi 833 poesie pubblicate
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Da questo lebbrosario, non sono mai uscito e non sono mai guarito, dalle purulente piaghe. Ammalato è il mio spirito, che strappa quel candore alle tue giornate piene di riverente benevolenza. Non dovresti accudirmi, ma abbandonarmi in mezzo ad un bel prato, in modo che il lasciati mi sia dolce ed indolore, fra voli di libellule frementi ed il canto, di un'abbandonata cicala piangente. Poi, nessuno noterebbe la mia mancanza ancora per tanto tempo, sino al malcelato odore del disfacimento che accompagnerebbe il riappropriarsi della terra del suo sofferente e disperato figlio devoto. Non sarebbe che un gemito silenzioso del lasciarsi divergendo ancora una volta spirito e carne
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Commenti (1)

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Daniela Ferraro5 agosto 2010

Le piaghe dell'anima fanno molto male ma, finché c'è vita, la guarigione non è impossibile se la si cerca con tutte le proprie forze. E' questa, del resto, la malattia dell'uomo moderno immerso nel caos frenetico di un progresso spersonalizzante che infligge sempre più ferite al proprio essere... un lebbrosaio hai definito il mondo... certo, ma anche dalla lebbra si può guarire con le cure apposite e, principalmente, con tanta forza di volontà...