Canto di un'abbandonata cicala
Gianpiero De Tomi
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Da questo lebbrosario, non sono mai uscito
e non sono mai guarito, dalle purulente piaghe.
Ammalato è il mio spirito, che strappa quel candore
alle tue giornate piene di riverente benevolenza.
Non dovresti accudirmi, ma abbandonarmi
in mezzo ad un bel prato, in modo che il lasciati
mi sia dolce ed indolore, fra voli di libellule frementi
ed il canto, di un'abbandonata cicala piangente.
Poi, nessuno noterebbe la mia mancanza ancora
per tanto tempo, sino al malcelato odore del disfacimento
che accompagnerebbe il riappropriarsi della terra
del suo sofferente e disperato figlio devoto.
Non sarebbe che un gemito silenzioso del lasciarsi
divergendo ancora una volta spirito e carne
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Gianpiero De Tomi
Commenti (1)
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Daniela Ferraro5 agosto 2010
Le piaghe dell'anima fanno molto male ma, finché c'è vita, la guarigione non è impossibile se la si cerca con tutte le proprie forze. E' questa, del resto, la malattia dell'uomo moderno immerso nel caos frenetico di un progresso spersonalizzante che infligge sempre più ferite al proprio essere... un lebbrosaio hai definito il mondo... certo, ma anche dalla lebbra si può guarire con le cure apposite e, principalmente, con tanta forza di volontà...

