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Donne 8 agosto 2010 · lettura 1 min · 5296 letture

Lacerazione

Antonella Modaffari Bartoli 1002 poesie pubblicate
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Madre, non raccontarmi più con la stessa dolcezza di quando mi nutrivi al tuo seno, di quanto è bella la vita, di quanto si amano gli uomini. Non raccontarmi di principi azzurri e di fate turchine. Oggi intorno a me una giungla d'orrori, brandelli laceri la mia anima. Con quel flutto di sangue mi ha inghiottita la terra ed è svanita la mia età. In quello sguardo famelico animalescamente reale una crudeltà senza tempo. Ed ora ti prego! Madre, con lo stesso urlo lacerante di quando mi partoristi: riprendimi nel tuo grembo.
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In questo tempo fratturato ed insieme conglobante, sempre più la violenza si manifesta calpestando i diritti umani che vengono addirittura annullati. I diritti civili travolti in un marasma generalizzato. La voce del poeta è strumento di cui incarna la parola, un'immediata verità, anche se rimane solo una goccia del mare. (l'autrice)

L'autore
Antonella Modaffari Bartoli
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Commenti (3)

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Doraforino8 agosto 2010

Una poesia che lacera dentro per il suo spessore introspettivo. Un dialogo tra figlia e madre nel raccontarsi la vita, e delle contraddizioni che noi viviamo in questa giugla spietata di orrori, perpetrati senza posa. Una chiusa da brivido. E ora ti prego Madre! con lo stesso urlo lacerante di quando mi partoristi: riprendimi nel tuo grembo. Intensa e profonda.

Raggioluminoso8 agosto 2010

Un accorato appello anche allo stile educativo che troppo spesso fa vedere alle bambine una verità distorcente e troppo rosea. Molto ci sarebbe da dire a riguardo, ma sottolineo che le favole odierne hanno proprio per questo motivo abolito l'idea del principe azzurro e che soprattutto a livello scolastico, si cerca di far capire il valore delle dignità e l'importanza dei diritti e principi di uguaglianza. Lirica che diviene spunto di riflessione.

Sergio Melchiorre8 agosto 2010

Poesia lacerante che fa pensare il lettore. Complimenti!